Economia

Giovani disoccupati, boom di servizio civile

Giovani disoccupati, boom di servizio civile

Giovani disoccupati, boom di servizio civile

ROMA – Il servizio civile rifugio per i giovani disoccupati: negli ultimi anni il loro numero si è più che triplicato, passando dai 15mila del 2014 ai quasi 50mila del 2017, scrive La Stampa. Le indennità sono di 433 euro al mese, e uno su quattro trova lavoro nell’ente presso il quale presta servizio.

La Stampa ha incrociato le esperienze di alcuni volontari con indagini dei principali esperti del fenomeno di alcuni dei 4mila enti accreditati.

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Luigi Coluccino, rappresentante nazionale del settore e volontario Acli, sottolinea: “Negli ultimi due anni le domande hanno superato di oltre tre volte il numero di posti disponibili. Nel corso degli anni sono cambiate forme e tipologia dei progetti, adattandosi alle esigenze del Paese. La logica dell’alternanza al servizio militare obbligatorio resta un passaggio storico ma è distante dalle dinamiche attuali”.

Vista la situazione di crisi, il fatto che il servizio civile sia retribuito ha il suo peso. L’età di chi presenta domanda coincide con il profilo del giovane alla ricerca del lavoro, e per questo motivo la delega per il servizio civile è stata assegnata al Ministero del lavoro. Da poco è cambiato anche il nome del servizio civile: da nazionale a universale, e si può lavorare fino a tre mesi in un altro paese dell’Unione europea.

Dal 2001 quasi mezzo milione di giovani italiani tra i 18 e i 29 anni ha lavorato per un anno (30 ore settimanali) nell’assistenza socio-educativa, nell’agricoltura sociale e in attività di pubblica utilità in zone di montagna. La metà di loro vive al Sud o nelle isole, l’85% vive ancora in famiglia, solo uno su quattro ha lavorato prima di svolgere il servizio civile. Il 65% dei volontari sono donne, continua La Stampa, e l’86% è disposto a cambiare regione per lavorare. Il 67% ha fatto domanda per “motivazioni personalistiche” (avvicinarsi al mondo del lavoro, guadagnare qualcosa, acquisire competenze). Il 33% per spirito di solidarietà.

La sociologa Chiara Saraceno evidenzia che una esperienza di servizio civile può essere spesa come “esperienza lavorativa oltreché di impegno civile, consente di mettere un piede in un settore del mercato del lavoro, quello del non profit, che ha tenuto meglio, negli anni della crisi, rispetto al settore profit. C’è però il rischio di una visione distorta dello stesso servizio civile promossa al più alto livello istituzionale, che lo rende non già una scelta di partecipazione civile alla costruzione del bene comune, ma una sotto-occupazione in mancanza di meglio”.

 

 

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