Economia

Ivanka Trump cerca stagisti, ma non è prevista alcuna paga

Ivanka Trump cerca stagisti, ma non è prevista alcuna pagaIvanka Trump cerca stagisti, ma non è prevista alcuna paga

Ivanka Trump cerca stagisti, ma non è prevista alcuna paga

NEW YORK – Gli affari non sono mai andati così bene per Ivanka Trump, nonostante il boicottaggio di grandi magazzini come Nordstrom che non vogliono vendere i suoi vestiti in segno di protesta verso il padre. Da quando è diventata la first daughter d’America, l’imprenditrice e figlia prediletta di The Donald, sta macinando profitti da capogiro. E se l’azienda cresce e prospera allora c’è bisogno di più forza lavoro. Motivo per cui la casa di moda che porta il suo nome cerca nuovi stagisti. Peccato però che non sia previsto alcuno compenso.

Nella sezione “carriere” del sito ivankatrump.com sono attualmente aperte 3 posizioni. “Stiamo cercando personale. Vuoi unirti al gruppo?”, ammicca l’intestazione. I profili ricercati sono: intermediario del Customer Service, e-commerce manager e coordinatore dei social media. Ad ogni mansione corrisponde relativa descrizione dettagliata, con tanto di specifiche competente ed esperienze pregresse da possedere per entrare nel dream team dei Trump. Che per un posto da “stagista” è quanto dire. Manca però una voce: quella sullo stipendio.

Da discutere in sede di colloquio? Macché, stando a quanto raccontato a Forbes da una ex impiegata della sezione Marketing che ha scelto di lasciare l’azienda nel 2016, non è previsto neppure un rimborso spese. La donna ha riferito di aver lavorato 6 giorni a settimana su 7 (domenica libera), ma senza percepire alcun compenso.

“La miglior paga che possiamo offrirvi è la magnifica esperienza”, è il mantra che l’ufficio del personale ripete agli aspiranti stagisti. Sono quasi più munifici in Cina, dove la Trump fa produrre i suoi vestiti. Ivanka era già finita diverse volte nell’occhio del ciclone poiché i vestiti del suo marchio sono prodotti in Cina, in una fabbrica dove secondo il Washington Post le dipendenti sono sottopagate e guadagnano soltanto 62 dollari per una settimana di 60 ore lavorative. Meno di un dollaro l’ora. Oltre ad andare contro la politica del padre che spinge a “comprare americano e assumere lavoratori americani”. Così magari non li pagano proprio più?

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