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Mps: 5 mld aumento capitale, taglio 50% sofferenze. Palla alla Bce

ROMA – Mps: 5 mld aumento capitale, taglio 50% sofferenze. Palla alla Bce. Un aumento di capitale 5 miliardi di euro e un taglio netto, di oltre il 50%, delle sofferenze. Su queste direttive si muove il ‘capital plan’ inviato proprio oggi dal Monte dei Paschi di Siena alla Bce. L’operazione, che viene definita di mercato, è attesa al varo col Cda di venerdì prossimo e prevede che l’istituto metta in piedi la dismissione di 27 miliardi di sofferenze lorde (9,6 miliardi netti) su un totale che sfiora i 47 miliardi, attraverso una maxi operazione di cartolarizzazione che sarà accompagnata dall’intervento di Atlante-bis, il nuovo fondo prossimo alla nascita per gestire la montagna di Npl in pancia a Siena.

Palla alla Bce. La parola adesso sta alla Bce che, secondo quanto riferito, si esprimerà in tempo utile per la riunione del Cda di Siena. Entro la stessa data, inoltre, è attesa la costituzione del consorzio di garanzia per l’aumento da 5 miliardi: in pista ci sono diverse banche d’affari internazionali guidate da Mediobanca e JpMorgan. Si fanno poi i nomi di Morgan Stanley, Goldman Sachs e Bofa Merrill Lynch ma si da’ per scontato che la lista si potrebbe allungare fino a 20 gruppi.

Con un’iniezione di questo tipo, inoltre, Mps si troverebbe post operazione con coefficienti patrimoniali (Cet 1) ben oltre la soglia minima del 13% richiesta dalla Vigilanza. L’intervento strutturato in questo modo avrà tutti i crismi per essere considerato di mercato. Tuttavia, prima di lanciarla bisognerà essere pronti a tutto, anche al totale fallimento. E per questo l’ipotesi d’ingresso dello Stato non si può ancora eliminare.

“Soluzione di mercato”. Come ribadito dal consigliere economico di Palazzo Chigi, Yoram Gutgeld, il governo confida in “una soluzione di mercato” che passi per “una prima fase di alleggerimento delle sofferenze e una seconda fase di ricapitalizzazione”. E proprio perché bisogna attrezzarsi allo scenario peggiore, prende piede l’orientamento di convertire i bond subordinati della banca in azioni in modo da coprire parte dell’eventuale inoptato. L’intenzione sarebbe quindi di proteggere gli obbligazionisti retail ma senza escludere l’ipotesi di un loro coinvolgimento in caso di mancata sottoscrizione.

Si pensa quindi a un coinvolgimento parziale dei subordinati (istituzionali e forse una classe del retail) con la conversione in azioni dei bond che andrebbe a coprire parte dell’inoptato. Al tempo stesso una quota simile potrebbe sottoscriverla il Tesoro (azionista della banca al 4%), facendo comunque salvo il principio del burden sharing ma in una logica di supplenza e quindi senza far scattare l’aiuto di Stato.

A giorni nascerà il nuovo veicolo chiamato a gestire la crisi sofferenze del Monte con una dotazione attesa di almeno 3,5 miliardi. Risorse che potrebbero essere così ripartite: Atlante girerà i restanti 1,7 miliardi raccolti dalla precedente sottoscrizione; altri 500 milioni dovrebbero arrivare dalla Sga e altrettanti dalle Casse di previdenza dopo la recente richiesta d’intervento del governo; Intesa Sanpaolo e UniCredit dovrebbero immettere i restanti 300 milioni promessi al varo del fondo. E siamo a 3 miliardi. Altre risorse dovrebbero arrivare infine dal mondo delle assicurazioni (si pensa a Unipol, Generali e Mediolanum), dalle banche commerciali italiane controllate da soci stranieri (Deutsche Bank, Bnl-Bnp Paribas e Credit Agricole) e dalla Cassa depositi e prestiti per un totale di oltre 500 milioni.