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Non è suicidio ma feroce delitto. Giornalista in pensione svela il giallo

Non è suicidio ma feroce delitto. Giornalista in pensione svela il giallo

Non è suicidio ma feroce delitto. Giornalista in pensione svela il giallo

ROMA – Giovanni Valentini ha esordito nella narrativa e ha fatto centro. Il fatto che abbia scritto vari libri di saggistica e attualità, il fatto che a 26 anni abbia diretto il settimanale L’Europeo, a 36 L’Espresso, per essere poi vice direttore di Repubblica non bastava a garantire il risultato.

Invece, il suo primo lavoro nel genere “crime” o “thriller”o, come si diceva, “giallo” è un libro snello, asciutto, avvincente, di quelli che non dormi fino a che non lo hai finito.

Il romanzo si intitola “Ultima notte a Lisbona”, editore Sem, Societa editrice milanese, prezzo 15 euro. Netto degli spazi fra i capitoli sono poco più di 120 pagine che si leggono piacevolmente, senza mai una sbavatura di noia.

I romanzi del genere si possono dividere in due grandi categorie, quelli i cui autori si vergognano di scrivere di delitti o spie e quelli che no. Nel primo caso, la trama viene un po’ sommersa da una sovrabbondanza di elucubrazioni più o meno nobili, introspezioni e analisi più o memo Freudiane, di più o meno elevata letteratura. Risultato: la noia, che si super a saltando a pie’ pari un bel po’ di pagine. I libri di John Le Carré rientrano in questa categoria. Umberto Eco, col Nome della Rosa, riuscì a scansare il rischio agganciando a una trama snella e avvincente, come note, le digressioni storiche e I riferimenti culturali. Il romanzo di Valentini rientra a pieno titolo nella seconda, fra Mickey Spillane, esempio estremo, e Graham Greene.

La trama è precisa. Un giornalista italiano in pensione, Alfonso Delgado, espatriato in Portogallo con la moglie, Marianna, conosce una ragazza americana, Carol, che avrà, a naso, una quarantina di anni meno di lui.

Hanno una cosa in comune. Lui è di Lecce, lei è stata per un periodo a Lecce, che scopriamo essere  non una bellissima e noiosa città del profondo Sud ma un paradiso di piaceri proibiti. Lecce diventerà, nello sviluppo del thriller, uno snodo.

Lei lo seduce, anche un po’ aggressivamente. Poi improvvisamente tronca e sparisce. Riemerge, letteralmente, dalle acque del Tago, il fiume sulle rive della cui foce è sorta Lisbona. Morta, tutto fa pensare suicida. Così pensa il commissario di polizia cui è affidata l’indagine. Così dovrebbe pensare anche il nostro giornalista, cui viene consegnato un messaggio che fa pensare a un ricattatore che la avrebbe indotta al tragico gesto.

Ma il nostro Delgado non ci sta, non accetta che si sia potuta uccidere da sola la ragazza che per qualche giorno di sfrenata passione lo ha fatto uscire dalla routine del pensionato.

Sono le ultime pagine del libro, le più belle, ritmate, incalzanti, fino al colpo di scena, e alla confessione dell’assassino.

La struttura del racconto è ben congegnata. Non ci sono sbavature, non c’è letteratura. C’è forse un po’ tanto di e******o spinto funzionale al crescendo della narrazione. Così faceva anche Mickey Spillane.

In una noticina piccola piccola in corpo 6 in fondo al libro Valentini precisa che lo spunto gli è venuto la sera del 4 agosto 2016 a Lisbona. L’occasione fu una cena con una coppia di amici, come nel romanzo. Il resto, tiene a precisare, è pura fantasia. Fa bene: meglio evitare che, dati i riferimenti autobiografici di professione, età, giornale, la moglie si insospettisca: “Pura (o impura) fantasia”.

Una cosa Valentini non spiega. Perché, lui di Bari, attribuisca al suo protagonista una origine leccese. Può essere un gesto generoso verso una città che non gode a Bari di buona stampa. Oppure la premessa per poi individuare in Lecce il crocevia del male.

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