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Google cancella conferenza su disparità di genere: dipendenti molestati online dopo Damore

Google cancella conferenza su disparità di genere: dipendenti molestati online dopo Damore

Google cancella conferenza su disparità di genere: dipendenti molestati online dopo Damore

NEW YORK – Ancora bufera su Google, dopo le esternazioni politicamente scorrette del suo ingegnere James Damore licenziato per le sue tesi sulla disparità tra uomini e donne nelle inclinazioni naturali sul lavoro. Il ceo di Big G, Sundar Pichai, ha ora annullato un incontro, tanto annunciato, sulle controversie di genere: la decisione si deve alle preoccupazioni espresse da alcuni dipendenti per le molestie ricevute online dopo che i loro nomi erano stati pubblicati in rete.

“Speravamo di poter avere una discussione sincera e aperta, come abbiamo sempre fatto per metterci a confronto e andare avanti. Ma le nostre comunicazioni interne sono apparse esternamente questo pomeriggio, e in alcuni siti web i dipendenti di Google sono ora chiamati per nome e cognome”, ha spiegato Pichai. Gli stessi dipendenti, pubblicamente esposti, hanno quindi espresso le loro preoccupazioni per la loro sicurezza all’azienda.

Pichai avrebbe dovuto affrontare i 60 mila dipendenti del motore di ricerca in una riunione di 30 minuti a proposito di un recente post del silurato James Damore. In esso, l’ingegnere aveva affermato che le donne potrebbero non essere portate come gli uomini per la tecnologia a causa di ragioni biologiche, come il “neuroticismo”. In altre parole, non riuscivano a gestire lo stress e l’alta pressione.

Se all’inizio gli attacchi contro Mountain View erano arrivati da donne e dai sostenitori della parità dei sessi, ora ad attaccare sono compatti i media conservatori e persino Julian Assange, che si è erto a paladino della libertà di parola, definendo il licenziamento di Damore, un atto di “censura”.

A criticare Mountain View sono stati anche diversi media conservatori. Breibart ha accusato la liberal Google di dare più importanza a quello che è ritenuto politicamente corretto che alla libertà di espressione. La pubblicazione che faceva capo allo stratega della Casa Bianca Steve Bannon si è impegnata anche a pubblicare interviste anonime dei dipendenti di Google che sono d’accordo con Damore, e condividono l’idea che ci sono differenze biologiche alla base della scarsità di donne nell’industria hi tech.

The Daily Caller, in un editoriale, ha criticato il licenziamento mettendo in evidenza come le grandi aziende siano la minaccia maggiore alla libertà di espressione. Ma in mezzo al tam tam di polemiche c’è chi ha rivelato nomi e cognomi dei diretti interessati. Wired ha riferito in precedenza che il pugile conservatore Milo Yiannopoulos “ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le biografie prese da Twitter di otto dipendenti di Google che hanno criticato il post di Damore”.

Fonti all’interno di Google hanno poi denunciato che alcuni di quei dipendenti avevano iniziato a sperimentare “doxxing”, termine inglese che sta per molestie online e che in italiano è traducibile con “la ricerca e la pubblicazione di informazioni private o di identificazione di un particolare individuo, su internet, tipicamente con intenti maligni”.

Per Google quindi non c’è pace. L’amministratore delegato, Sundar Pinchai, tagliando corto si è quindi rivolto ai dipendenti per placare gli animi e cercare di mettere fine alla polemiche senza successo. Pur ribadendo il sostegno di Google al ”diritto dei dipendenti di esprimersi”, Pichai precisa che affermare che un gruppo di colleghi è meno adatto ad alcuni ruoli è ”offensivo e ingiusto”, oltre a essere contrario al codice di condotta della società.

Insomma la polemica che spaventa l’intera Silicon Valley che non sembra destinata a chiudersi a breve.

 

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