Blitz quotidiano
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Minacce a Paolo Borrometi, Fnsi parte civile al processo

ROMA – Per la prima volta la Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, presenterà la richiesta di costituzione di parte civile in un processo contro i presunti autori delle minacce e delle aggressioni nei confronti di un giornalista.

Il processo si celebrerà a Catania il prossimo 26 maggio. Gli imputati sono accusati di aver minacciato e aggredito il cronista Paolo Borrometi, che vive tuttora sotto scorta. La richiesta di costituzione di parte civile fa segnare un ulteriore salto di qualità all’azione e alle iniziative promosse dalla Fnsi a tutela dei cronisti minacciati.

«Si tratta di un primo passo – affermano il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti – verso la costituzione dello sportello europeo a tutela dei cronisti minacciati proposto dalla Fnsi nella recente assemblea dell’Efj (European Federation of Journalists) svoltasi a Sarajevo, che ha incontrato il sostegno degli altri sindacati europei».

L’iniziativa sarà presentata mercoledì 25 maggio, alle 11, nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana, in corso Vittorio Emanuele II 349, a Roma (secondo piano). Alla presentazione parteciperanno l’avvocato Francesco Paolo Sisto, che assisterà la Fnsi, e il collega Paolo Borrometi.

CHI E’ PAOLO BORROMETI – Nato a Ragusa 33 anni fa, Paolo Borrometi ha iniziato l’attività giornalistica nel 2010, collaborando con il Giornale di Sicilia. Tre anni dopo inizia la collaborazione con l’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) per la Provincia di Ragusa. Nel settembre del 2013 fonda la testata giornalistica di inchieste online LaSpia.it.

Una sua inchiesta giornalistica, pubblicata sulla testata online, porta allo scioglimento del Comune di Scicli per infiltrazioni mafiose. Nel 2014 Borrometi viene aggredito da alcuni uomini incappucciati: quell’aggressione gli provocherà una grave menomazione alla mobilità della spalla. Dall’agosto 2014, dopo l’incendio della porta di casa, vive sotto scorta dei Carabinieri.

Per questo motivo l’AGI lo ha trasferito da Ragusa a Roma, ma anche qui il cronista ha continuato a ricevere minacce di morte.