Alessandro Camilli

Emanuela Petrillo, il papà “guariva” con imposizione mani. Forse da lì…

Emanuela Petrillo, il papà "guariva" con imposizione mani. Forse da lì...

Emanuela Petrillo, il papà “guariva” con imposizione mani. Forse da lì… (foto Ansa)

ROMA – Emanuela Petrillo, l’infermiera sotto indagine e che rischia un processo per aver finto di vaccinare centinaia, migliaia di bambini. Giampaolo Visetti del La Repubblica è andata a cercarla dove la donna comprensibilmente si è rifugiata per cercare serenità e protezione: a casa dei genitori.

La casa di famiglia è però alquanto particolare, è una comunità che si è data un nome ambizioso ed esplicativo, niente meno che Famiglia di Nazareth. Qui, in questo edificio raggiunto dal cronista di Repubblica, non solo la famiglia dell’infermiera ma anche e soprattutto gli assistiti. Famiglia di Nazareth è infatti una comunità di assistenza e recupero per affetti da patologie croniche, soprattutto di natura psicologica e psichica.  Casa di accoglienza regolarmente finanziata dalla Asl e da alcuni Comuni del circondario (siamo a Spresiano, vicino Treviso).

In questa casa e in questa famiglia Emanuela sarebbe sempre stata chiamata “la fatina dagli occhi blu” secondo la cronaca del quotidiano, ma crediamo questa sia una “licenza poetica” del giornalista. Non c’è dubbio però che si sia all’interno e nel cuore di una famiglia dove la fede domina sovrana i comportamenti e i pensieri. Non solo la fede cattolica. Questa ovviamente. Ma non è solo fede cattolica e neanche solo cattolica devozione senza limiti (il rosario cinque volte a settimana, la messa “ogni volta che si può”.

No, alla Famiglia di Nazareth si è devoti e convinti alla fede. Oltre e di più di quella che sia l’ortodossia cattolica, la cattolica liturgia, oltre e di più di quanto c’è scritto nei vangeli, oltre e di più quanto insegna, comanda e promette la fede cristiana. Qui c’è il vecchio e ormai purtroppo malato capo famiglia e papà di Emanuela che non disdegna per sé la definizione di “guaritore” e che conferma che “grazie alla preghiera, digiuno e imposizione delle mani” si porta benessere e guarigione. Qui siamo alla medicina magica e questa nella parola di Gesù no, non c’è. C’è però la medicina magica nell’educazione che Emanuela ha avuto in famiglia.

E c’è dell’altro in famiglia, la mamma di Emanuela dice al cronista: “Ho chiesto ad Emanuela se lei è stata l’angelo buono in battaglia per non vaccinare”. La mamma racconta di non aver avuto chiara risposta positiva e di considerare quindi la figlia non colpevole delle accuse che gli uomini le muovono. C’è però, grosso come una casa, quel singolare modo porre la domanda: “l’angelo buono in battaglia per non vaccinare”. La mamma di Emanuela dice in termini elogiativi, perfino celestiali della missione di non vaccinare, angeli del cielo venuti sulla terra per…non vaccinare. C’è anche questa suggestione nella cultura che Emanuela ha respirato in famiglia. Lo dicono le parole della mamma.

E poi ci sono le parole della zia: “Non capisco questa mania di vaccinare tutti”. Parole chiare, nette. Rese ancora più chiare e nette dalla spiegazione che la stessa zia offre dei guai che sta passando Emanuela: “avranno delle rimanenze di vaccini da piazzare, da smaltire…le industrie farmaceutiche”.

Quindi, la medicina magica, gli angeli buoni in battaglia per non vaccinare, la mania di vaccinare tutti, la voglia matta di smaltire le scorte di vaccini. Questo ha respirato e respira l’anima e la mente di Emanuela infermiera ma prima di tutto figlia della Famiglia di Nazareth. E non ci vuol molto a immaginare, dedurre, capire, osservare la conseguente vicenda giunta alle cronache: quando le leggi degli uomini, le loro convinzioni e il loro agire terreno, sorretto solo dalla limitata e infida scienza sono entrate in contrasto con i valori, principi e insegnamenti della comunità magico-mistica in quell’anima e in quella mente non poteva che vincere la Famiglia di Nazareth.

Traccia del conflitto anche nelle parole che Emanuela regala come saluto al cronista: “Nemmeno io so più la verità, è difficile continuare a fidarsi anche di se stessi, dei propri ricordi”. Già, Emanuela ha abitato anche il mondo, quello non magico, e non sa se, tornata in famiglia, debba, possa ricordarsene o se questo non sia già peccato di lesa fede nella Famiglia di Nazareth.

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