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Ballottaggio a Roma: se M5s non vuole voti che sporcano…

MILANO – Ballottaggio a Roma, come fare a vincerlo per il Movimento 5 stelle senza contaminarsi accettando i voti di altri schieramenti? E come faranno poi, se Virginia Raggi diventerà sindaco, a governare Roma? Sono domande cui Giuseppe Turani dà risposte catastrofali, in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

“Risultato storico, cambieremo tutto”, tuona il comico genovese nel cui mondo ogni cosa è epocale, definitiva. “Siamo forza di governo, pronti a assumerci le nostre responsabilità”, gli risponde Gigetto Di Maio che ormai da un anno gira vestito da futuro presidente del Consiglio. “Pronta a governare Roma”, chiude il cerchio Virginia Raggi.

Naturalmente, non è vero niente. Tutto quello che i pentastellati hanno fatto è stato portare la loro candidata al ballottaggio per fare il sindaco di Roma. Tutto il resto del mondo è rimasto esattamente come prima.

E Roma sarà un bel problema. Intanto i pentastellati per conquistarla davvero dovranno contaminarsi, cioè accettare i voti di altre formazioni politiche. Cosa che finora non avevano mai fatto, sostenendo che bastava la loro “purezza” a farli vincere.

Poi c’è Roma. Cioè la città più indebitata, incasinata, corrotta e cinica d’Italia. Probabilmente la conquisteranno dopo il ballottaggio. Poi dovranno amministrarla. E qui nasceranno i guai. Il M5s non ha il personale e i suoi uomini e donne non hanno le idee. Si è visto che sono quasi ovunque nel casino per amministrare città molto più piccole (da Parma a Livorno). Figurarsi a Roma: teleferiche, pannolini da lavare in casa per ridurre l’immondizia. E, forse, la grande idea: il reddito di cittadinanza. Con quali soldi non si sa.

Insomma, cambierà tutto perché per la prima volta sarà il M5si a doversi misurare con l’amministrazione della più difficile città italiana.

È facile prevedere che ne usciranno con le ossa rotte e la Raggi probabilmente si darà alla fuga nelle campagne del viterbese. Imitata da altri componenti della giunta.

Hanno una sola via d‘uscita: chiedere l’intervento straordinario dello Stato e, quando non arriverà, accusare il governo si sabotare Roma. Quindi buttare tutto per aria e andare a nuove elezioni verso un inutile successo elettorale ancora più grande. A meno che i romani non si rendano conto, finalmente, di avere a che fare con una banda di dilettanti pericolosi.

Nel frattempo si sarà arrivati alle votazioni per il referendum di ottobre. È probabile che cerchino di assumere la guida dello schieramento anti-Renzi in modo da intestarsi l’eventuale vittoria.

E per il Movimento 5 stelle quella sarà la spallata finale per portare Di Maio a palazzo Chigi. Sempre che nel frattempo non si siano dilaniati fra Roma, Parma, Livorno, ecc.

Insomma, non è vero che cambieranno tutto. Dovranno fare i salti mortali per rimanere vivi.

Nell’ombra infine si sta preparando Giggino De Magistris: ha visto che il populismo rende. E è pronto a prendere il posto del comico genovese e di Di Maio, non appena si creerà l’occasione.

La vita minaccia di farsi dura anche per i populisti.