Blitz quotidiano
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Draghi porta i tassi a Ø ma tasse e burocrazia ci uccidono

MILANO – Draghi ha avvertito ancora una volta i politici: se non tagliate burocrazia e tasse, in Europa la ripresa non ci sarà, scrive Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche da Uomini & Business col titolo “La bomba H di Draghi”. La Banca Centrale Europea di cui Mario Draghi è presidente ha tagliato il tasso principale di rifinanziamento 0 spaccato e ha alzato da 60 ad 80 miliardi al mese l’acquisto di bond attraverso il Qe.

“Draghi ha sganciato la sua bomba H sui mercati, forse però era l’unica del suo arsenale.Cerchiamo di non sprecarla”, questo è il più rapido e secco commento di un operatore di Borsa. Altro che bazooka, ha scatenato l’inferno: tassi a zero e QE aumentato di 20 miliardi, con possibilità di comprare direttamente anche azioni di aziende di qualità.

Di più, francamente, non si poteva fare. Anzi, nessuno si aspettava così tanto. E infatti le Borse hanno preso il volo per un paiod’ore.

Ci si può chiedere, una volta smaltita l’euforia, perché Draghi ha osato così  tanto (le banche tedesche stanno già urlando)? La risposta, purtroppo, è semplice: perché le cose non vanno bene. È stato lo stesso Draghi a avvisare che non siamo in deflazione: nei prossimi mesi sembrerà di esserci (con prezzi che salgono niente), ma poi si risale. Bisogna credergli. Ma certo stiamo camminando su ghiaccio sottile.

Le prospettive di crescita, comunque, sono modeste. La stessa Bce le ha dovute tagliare e oggi la previsione “ufficiale” è quella di un aumento del Pil dell’1,4 per cento nell’anno in corso per l’area euro, con l’inflazione poco sopra la linea dello zero.

Insomma, si sta viaggiando su un sentiero in salita e sarà dura arrivare in fondo al 2016 in forma. E questo nonostante la bomba sganciata dal B29 di Draghi.

Infatti il secondo commento della giornata è chiarissimo: la Bce ha fatto più di quello che doveva, adesso tocca a noi. Nel senso che ulteriori passi verso una maggiore crescita e un’inflazione più consistente non dipendono più dalla banca centrale, ma dai politici.

Ancora una volta Draghi ha riportato sui binari il convoglio europeo, che stava deragliando, ma adesso i macchinisti non hanno più alibi: se non si danno da fare, non si sblocca niente e il Vecchio Continente scivola verso una stagione scialba e piena di problemi.

Ma cosa devono fare i politici? Lo si sa da sempre. Meno burocrazia, meno tasse, più velocità nelle decisioni, investimenti come piovesse, qualche iniziativa sensata sull’immigrazione. Forse richiamare il New Deal di Roosevelt è eccessivo, ma servirebbe appunto qualcosa del genere a livello europeo. Oggi i soldi ci sono, fin troppi, e Draghi ha fatto capire che il problema non è quello, ma mancano gli investimenti e la fiducia.

In sostanza, Draghi oggi ha detto ai politici: io ci sono, e voi?