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Alitalia made in Etihad: calze e guanti verde vomito

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Alitalia, da giorni corre e viaggia e decolla e atterra su tutte le televisioni uno spot che annuncia, decanta, illustra, magnifica quanto è nuova la nuova Alitalia: nuove rotte, nuovi interni, nuovi menù a bordo e…nuove uniformi.

Le abbiamo viste ieri le nuove uniformi, guardatele in foto, guardatele per crederci altrimenti non ci si crede. Le hostess dell’Alitalia sono state (obbligate sotto tortura o quasi immaginiamo) a indossare in completo con l’abito tra il rosso e il bordeaux (passabile) dei guanti e soprattutto delle calze dall’inequivocabile colore verde vomito.

La responsabilità della “mise”, della divisa di volo pare sia da distribuire tra un committente mediorientale (se ne vede l’impronta nella precisione con cui neanche un centimetro quadrato di epidermide di donna resta scoperta alla vista) e uno stilista milanese. Che forse con quel verde vomito si è vendicato della rigidità della committenza, oppure, dio della moda non voglia, quel verde vomito lo ha partorito di suo in una notte in cui né il Malox né il Gaviscon…

Resta al momento non soddisfatta la curiosità sul colore dei calzini degli steward, verde vomito anche quelli o, per restare in stile, arancione zucca? E la camicia, la camicia degli steward? Fateci sognare, diteci che è verde anche quella. Ci avvertono da Alitalia che il verde è nella bandiera italiana e nella livrea tradizionale degli aerei della compagnia. Vero, ma non “quel” verde e comunque non è che le uniformi degli equipaggi sugli aerei americani le facciano a stelle e strisce o quelle inglesi con la croce di Sant’Andrea.

Questa uniforme partorita da Etihad in complicità con Milano è, per dirla con l’immarcescibile definizione di Fantozzi, una boiata pazzesca. Ma a Roma non si sono voluti far tagliare fuori nella fiera delle boiate. Ecco l’occhiuto sindacato che lamenta e denuncia: le uniformi sono troppo di acrilico, sono infiammabili. La cara, vecchia abitudine di Alitalia e soprattutto del suo sindacato di trovare ogni scusa e pretesto per intonare l’inno delle maestranze a Fiumicino: “Voglia de lavorà saltame addosso, ma famme lavorà meno che posso”.