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Bagnoli “roba nostra”, barricate De Magistris anti Renzi

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Bagnoli bisogna averla vista per capire: una distesa di macere industriali, una vasta terra di nessuno, un set perfetto per un kolossal sul day after. E’ più o meno così dl 1992, da quando fu spento l’ultimo altoforno dell’Italsider. Anzi non è vero che è più o meno sempre così, sempre o stesso. Ogni anno è peggio. Ogni anno, ogni stagione affacciandosi da un belvedere naturale sul porto che non è più un porto, sulla città di ruggine, sui mozziconi di laterizi non puoi che chiederti, ogni anno di più, ma perché la lasciano così?

Hanno detto per anni che il perché era perché non c’erano i soldi. Non era vero, i soldi c’erano e dal 2014 ci sono di nuovo. Ai tempi dissero non c’erano i progetti. Non era vero e non è vero neanche questo: i progetti ci sono. E’ slo, ma basta e avanza, che non intendono tutti la stessa cosa quando dicono bonifica e ricostruzione, no, proprio no. A Napoli esiste una vasta corrente di opinione e di interessi e una robusta tradizione di comportamenti che marciano sotto la bandiera “Bagnoli roba nostra”.

Tanto “nostra”, soprattutto “nostra” che la bandiera non ci ha messo molto a diventare “Bagnoli non si tocca”. Sia in senso figurato, nessuna altra mano tocchi Bagnoli, che in senso proprio: nessuno “metta mano” come si dice a Napoli a Bagnoli. Tenere l’area da quai 25 anni immobile e immune da interventi è diventato principio di democrazia addirittura, caposaldo di un rilucidato “nazionalismo partenopeo“. Tenere tutto fermo lì fino a che noi non decidiamo perché è roba nostra. E se noi non ce la facciamo a decidere o a metterci d’accordo perché, come dire, siamo tanti a decidere, che nulla si muova e Bagnoli e chi osi farlo venga respinto come usurpatore, invasore e straniero. Anche se si chiama governo e i soldi ce li mette lui? Anche, anzi soprattutto, compito del governo è darci i soldi, al reso pensiamo noi.

Capo fila, guida, ideologo e condottiero attuale di questa filosofia e pratica di interessi è il sindaco attuale di Napoli Luigi De Magistris. Ha inventato e piazzato i cartelli stradali “Napoli Comune derenzizzato” Nel novembre del 2014 mandò il Gonfalone del Comune ad omaggiare e sostenere la guerriglia urbana anti Renzi, nella protesta e scontri di piazza del 6 aprile ci sono esponenti del Comune. Il grosso del lavoro lo fanno i Centri Sociali ma il sindaco ha sempre trovato esplicito modo di far sapere che con il cuore è con chiunque sbarri il passo e faccia barricate anti Renzi.

Renzi, lui o un altro presidente del Consiglio che sia. Chiunque si macchi del peccato sommo e mortale di voler decidere e fare su Bagnoli e di Bagnoli è per De Magistris il peggior nemico. E Renzi per Banoli ha erfino nominato un Commissario di governo perché faccia dopo 24 anni di nulla. Somma ingiuria e offesa per De Magistris. E per tutta la vasta cultura e rete anti Stato che al Sud e a Napoli vive le sue peculiari forme. Il sindaco che trova la sua identità politica nel fare l’uomo di anti Stato. La locale imprenditoria di cantiere e di vicolo che con l’anti Stato ci fa la malta, il ponteggio, il pane e il companatico.

Quindi Bagnoli “roba nostra”, barricate e sindaco, antagonisti e Palazzo San Giacomo uniti nella lotta: Renzi non passerà! Hai visto mai nella riunione per cui è venuto a Napoli si dovesse sbloccare l’area, la bonifica, la ricostruzione di Bagnoli senza passare prima dalle nostre mani? No, questa non s’ha da fare. Prima spartire, poi, casomai se avanza, fare. Se salta questa regola salta la democrazia modello De Magistris, la democrazia per cui almeno duemila son scesi in piazza a combattere.

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