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Meloni auguri e figli trans: Rete incivile, Rousseau addio..

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ROMA – “Meloni, auguri  e figli trans”, per pensarla e scriverla e metterla in rete questa frase come fosse una facezia, una battuta arguta, occorre essere leggeri, molto leggeri, quanto a governo dei concetti e del vocabolario. E anche leggeri, diciamo vaporosi, quanto a calibro della convivenza civile. Lo ha fatto Vladimir Luxuria svelando un pensare e un agire dove, guarda caso, il diverso da sé è umanità in errore che qualcuno o qualcosa dovrebbe ricondurre alla giusta (e superiore?) condizione. Magari quella trans. Luxuria non si rende conto di scagliare la parola “trans” come fosse un’offesa. Non si rende conto ma lo fa, a dimostrazione che si può essere protervi e intolleranti anche se non si è eterosessuali.

“Meloni, augurio e figli trans” è un infortunio, di quelli che però non devono stupire se si accetta che la scelta di un individuo lo qualifichi e promuova di per sé quale “maestro di pensiero”. Insomma se si va per i mari del il mio è migliore del tuo di questi pesci si pigliano.

Ma c’è stato di molto peggio a seguito dell’annuncio di Gi Meloni di essere incinta. C’è stato non lo scatenarsi (è già parecchio scatenata sempre e comunque) della Rete. C’è stato l’accanirsi, livido e acido, della Rete su una persona, una gravidanza, una donna.

Non stupiscono le frasi volgari e violente messe in Rete, non è questione di forma. Quanto avvenuto in questo caso (in realtà quanto avviene in tutti i casi di manifestazione di umori e afrori para politici in Rete) attesta per la milionesima volta che la Rete, quando si traveste da opinione, quando contrabbanda se stessa come società civile, è in realtà la Rete incivile.

Certo, la rete è solo e soltanto una tecnologia. Peraltro meravigliosa e utilissima. Ma la Rete, quella con la maiuscola, è una costruzione umana e gli umani che regolarmente si affacciano a gridare dalle finestre e dai ballatoi e nei cortili di questo edificio sono fieri portatori di inciviltà. Il peggio è che stanno diventando, sono diventati, coloni dell’inciviltà.

E’ sempre accaduto, in qualche forma è sempre accaduto. Ad esaltarsi e inebriarsi per le teste mozzate che rotolavano dalle piramidi maya era il popolo, la gente comune. A sferruzzare sotto la ghigliottina al lavoro erano le massaie. A bruciare le donne bollate come streghe e a linciare colpevoli di poco o nulla sono sempre state le comunità, i semplici contadini, le donne timorate, il signor nessuno.  A chiedere sangue in senso reale o metaforico è sempre in prima fila la brava gente comune.

La civiltà, la civilizzazione è proprio la costruzione di argini alla furia e alla volontà della cosiddetta gente comune. Argini istituzionali, culturali e, diciamolo pure, argini sotto forma di censura sociale quando la richiesta di violenza esondava.

Oggi nella rete si è installata, più o meno abusivamente, una Rete di umani violenti, frustrati, acidi, incattiviti. Di umani che vivono di rancore, ignoranti e fieri della loro ignoranza. Di umani che sognano di linciare questo, quella, e anche quell’altro. Ma stando in terza fila coperti dall’anonimato. Di umani che vivono la convivenza civile come una menzogna e costrizione.

Purtroppo, si passi la facezia, questa sì, il vecchio Jean Jacques Rousseau si sbagliava: il selvaggio, l’umano prima e senza la civilitation (lo Stato, le Istituzioni, la politica, la scuola, le competenze…) non è di sua natura e per natura buono. Il selvaggio che oggi si è fatto la sua tana nella rete, il selvaggio che rifiuta e denigra la civilizzazione, è cattivo. Non per istinto ferino che non esiste. Ma è cattivo perché cattiva è la sua cultura, la cultura dell’anti tutto.

Post Scriptum. Gi Meloni non è quel che si dice un campione di tolleranza e men che meno un presidio di diritti civili. La sua azione politica è all’insegna dell’assolutismo e, storicamente misurando, della reazione. Contro gli omosessuali (anche se dicono di essere solo contro i matrimoni gay in realtà sono contro i gay e la stessa idea di omosessualità). Contro gli stranieri, contro la modernità. Per l’autarchia industriale ed economica. Favorevoli a dosi omeopatiche di cultura, alla cultura di fatto allergici. E tante altre cose e cosine di cui vanno orgogliosi dalle parti di Fratelli d’Italia riassumibili nella discendenza per nulla rinnegata da quello che fu il fascismo.

Sono fatti e sono tutti fatti che non costituiscono neanche una minima attenuante per chi ha offeso Gi Meloni perché prossima mamma. Anzi, sono aggravanti per chi vomita fiele e bile sulla Meloni pensando di essere niente meno che “democratico”.