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Olio tunisino in cui Salvini e Grillo inzuppano il pane

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Olio tunisino, la Commissione Europea sta per autorizzare la Tunisia appunto ad esportarne 35 mila tonnellate senza dazi doganali. In Italia si è levato preventivo il grido di dolore: “Così si uccidono i nostri coltivatori”. A gridare sono stati soprattutto in tre. Quelli che l’olio tunisino, e comunque non italiano, in Italia lo lavorano e poi lo etichettano come italiano. E quelli che anche in questa storia dell’olio tunisino ci inzuppano il pane della propaganda, primo tra tutti Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Salvini e la sua Lega sempre spiegano che la cosa migliore e giusta è “aiutarli a casa loro”. Spiegano che così si evitano i barconi, che dei barconi e degli affogati sono responsabili quelli che non li “aiutano a casa loro”. Spiegano che se “li aiuti a casa loro” poi non diventano terroristi. Spiegano che “aiutarli a casa loro” è la vera e giusta politica, l’unica vera politica di sicurezza e umanità. Bene, la scelta da parte della Ue di consentire alla Tunisia martoriata dalla disoccupazione e attaccata dal terrorismo di esportare senza dazi olio in Europa è esattamente “aiutarli a casa loro”.

Ma Salvini e la Lega protestano, insorgono, condannano. Che per “aiutarli a casa loro” intendessero gettar loro i noccioli d’oliva? Forse non si sono spiegati bene, sono stati equivocati. O forse la storia dello “aiutare a casa loro”  è sempre stata solo e soltanto una favoletta comoda da raccontare mentre in realtà il leghista doc a “quelli là” non darebbe un euro. Né qui, né là, né oggi, né mai.

Grillo ed M5S sempre giustamente feroci contro la Casta Numero Uno, insomma il ceto politico, non appena si plana sulle altre Caste cambiano, eccome se cambiano ottica e comportamento. Le Caste sociali, in questo caso quella dei produttori di olio da tavola etichettato come italiano ma dall’estero importato, chissà perché nell’istinto politico M5S quasi sempre diventano brava gente da difendere comunque e a prescindere. Anche nei suoi comparti meno difendibili.

Già perché in questo caso la “casta” non è quella dei produttori di olio, dei coltivatori che hanno le loro gatte da pelare. In questo caso la Casta è quella del segmento dei produttori che ama vivere di rendita di posizione. Trentacinquemila tonnellate di olio tunisino in Europa senza dazi è meno del 10 per cento del fatturato del settore italiano. Quindi nessuno andrebbe in rovina, tanto più che solo una parte di quell’olio ovviamente arriverebbe in Italia, il resto, la gran parte, nel resto d’Europa.

Ma soprattutto ci sarebbe l’opportunità per i coltivatori italiani di qualificare i loro prodotti e piazzarli con successo sul mercato con la dicitura “Solo olio italiano”. Opportunità per i coltivatori e produttori di qualità. Invece piace a chi protesta continuare con l’attuale sistema per cui “olio italiano” è quello lavorato in Italia indipendentemente dall’origine, da dove insomma vengono le olive.

Quindi difesa con lobby di una catena dell’olio in parte non competitiva, arretrata e perfino ambigua nei suoi rapporti con il consumatore e forze anti sistema che inzuppano il pane della propaganda nella difesa di un pezzetto di sistema.