Blitz quotidiano
powered by aruba

Referendum, vergogna votare governo ultima speranza Renzi

La foto di di Lucio Fero

Leggi tutti gli articoli di Lucio Fero

ROMA – Referendum, dei sondaggi non si può dire. Ma delle sensazioni, degli umori e delle speranze si può raccontare. E pare proprio che l’ultima speranza di Renzi sia la vergogna di votare per il governo. Insomma l’elettore nascosto, quello che nasconde non solo ai sondaggisti ma anche in giro il suo Sì che non si può dire. Non si può dire perché votare per il governo non è né popolare né cool.

Il cronista de La Stampa Carlo Bertini in visita alla pomposamente battezzata “war room” del Sì (più prosaicamente Piazza Santi Apostoli Roma, uffici già dell’Ulivo) rispolvera niente meno che la sempreverde parabola del tassista, romano ovviamente. Dai tempi dei tempi il tassista romano è il barometro e l’oracolo dei giornalisti in caccia di previsioni elettorali o in caccia di qualcuno cui mettere credibilmente in bocca previsioni elettorali.

Il tassista romano, mitica anonima figura, previde il Berlusconi vincente del ’94 e il tassista romano, sempre lui, pochi mesi fa ti diceva della Raggi che avrebbe sfondato alle elezioni. E oggi che dice il tassista romano secondo cronaca de La Stampa? Dice, direbbe, niente meno che ha deciso di votare Sì. Mica solo lui, anche gli altri colleghi di tassì. Però non gli va di dirlo in giro che vota e votano Sì. Perché se lo dicono devono rispondere alla domanda-accusa: che fai, sei matto, voti per il governo?

Già perché “votare per il governo” è una specie di sacrilegio, anzi di atto impuro almeno nel lessico comportamentale della politica in televisione e nel linguaggio che viene attribuito in blocco alla cosiddetta “gente”. In effetti “votare per il governo” è comportamento e scelta da cui più o meno tutti gli elettorati stanno rifuggendo, qualunque sia il governo. E farsi cogliere in atteggiamento di voto per il governo comporta quasi uno stigma sociale, sia nel salotto intellettuale che al mercato rionale in questo riuniti.

Ancora, l’aver detto da parte di Renzi quel che pure è ovvio e doveroso, e cioè che un presidente del Consiglio sconfitto da voto popolare sulle riforme istituzionali fa le valigie, viene indicato come la miglior benzina per il motore del No. Ha fatto scattare una sorta di: correte, al referendum si vota contro Renzi. E questo avrebbe reso il No vincente mentre prima, quando si parlava solo dello specifico della riforma, il No straperdeva.

Ora, a dieci giorni dal voto, la speranza del Sì e quindi Renzi è l’elettore nascosto. Quello che ha deciso o è tentato dal votare Sì perché non vede per quale mai motivo lui deve difendere due Camere invece di una, gli alti stipendi dei consiglieri regionali, qualche super burocrazia pubblica e rischiare per questo anche un’imbarcata magari in banca.

Però ha capito, l’elettore nascosto, che se vota Sì vota per il governo e di questo si vergogna, sì prova imbarazzo a dire in pubblico che vota Sì. Non vuole sentirsi dire “venduto” al governo e/o anche peggio. Quindi cova il suo Sì e lo nasconde. Questo elettore del Sì nascosto è l’ultima speranza di Renzi. Se esiste. Se esiste davvero. Lo sapremo tra dieci giorni.