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Roma, chi paga? Qui finisce a tasse. Addizionale Raggi?

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ROMA – Roma, bollettino dal Campidoglio, insomma dal governo della città: l’ultimo guardiano (si fa per dire) della cassa ha mollato. Il Ragioniere generale del Comune se ne va perché a suo dire “c’è troppa confusione e la situazione è pericolosa”. Quindi Stefano Fermante si dimette, lascia le chiavi (meglio dire il timbro della cassa) sul tavolo e saluta per nulla caldamente. Esplicitamente spiega che le sue dimissioni sono un tuffarsi fuori bordo prima che la barca possa affondare e trascinare a fondo anche lui.

In realtà non era proprio il guardiano della cassa comunale Stefano Fermante, la cassa è da tempo incustodita. Questo sarebbe il mestiere e il compito del “ministro dei conti” in una Giunta comunale. Ma tale “ministro” nella Giunta Raggi non c’è e non si trova dopo che Raggi sindaca ha allontanato Minenna, il primo incaricato che è durato una manciata di giorni.

Quindi la cassa a Roma non ha un piano di spesa, risparmio, rientro dal debito, investimento. E neanche un capo politico e ora neanche una struttura di firma e controllo. Dice il cittadino romano: e allora, a me che me ne viene oppure me ne toglie?

Che gliene viene da questa situazione a chi vive a Roma non si sa, cosa può essergli tolto prima o poi da questa situazione un’ideuzza non è difficile farsela venire. Il bilancio di Roma Comune viaggia intorno ad un deficit annuale tra il miliardo e il miliardo e mezzo, nessuno sa con precisione perché nessuno sa con precisione chi spende e come. Questo deficit va ogni anno ad accumularsi al debito del Comune di Roma. Debito la cui entità e struttura è più ascosa e misteriosa del mistero della Trinità e dell’ubicazione di Atlantide insieme: pare 12 miliardi, forse 14, forse 20. Di certo (certo!) si sa che esistono circa 4 miliardi che il Comune deve ma non si sa a chi. Incredibile ma vero.

Per tenere in piedi con stampelle e grucce questo sfascio politico amministrativo che ormai è anche sfascio sociale e civile ogni anno i contribuenti romani pagano la più alta addizionale Irpef d’Italia e le più alte addizionali Irap. Non solo, pagano anche tutti i contribuenti italiani perché a suo tempo Tremonti ministro e Berlusconi premier e Alemanno sindaco il governo decise di azzerare il debito, cioè incamerarlo a carico dello Stato e concedere al Comune di Roma di ripartire da zero salvo pagare “rata” di circa mezzo miliardo l’anno.

Non servì a nulla, Alemanno ripartendo da zero fece più miliardi di debiti di tutti i sindaci. E’ rimasta la “rata”. Ma, ed eccoci ai giorni nostri, se il Comune di Roma non governa il deficit annuale, la “rata” da mezzo miliardo per il debito non basterà più. Già l’anno prossimo. E allora sarà obbligato aumentarla questa rata.

E come si farà ad aumentarla? “L’ideuzza” finale sarà ovviamente e sempre la stessa. Se non governi il bilancio (governo difficile e impopolare) finisce a tasse. Non governare il bilancio per mesi, non governarlo perché non si sa come fare, non governarlo perché governare i soldi significa dire dei Sì e dei No e non sembra questa la specialità della casa, non governarlo perché si hanno in casa troppe e diverse idee su come farlo…tutto questo ha un costo. Un costo in soldoni, euro. E chi lo paga il costo? Indovina…

Come che sia, è stata ed è la volontà popolare. Anche dovesse finire prima o poi, più prima che poi ad una sorta di “Addizionale Raggi” l’elettorato ha ogni sacrosanto diritto. Anche quello di permettersi il lusso di un governo M5S. Costi quel che costi appunto.