Blitz quotidiano
powered by aruba

Turchia in attesa di uscire dalla Nato, intanto arresta i magistrati perché…

La foto di di Pino Nicotri

Leggi tutti gli articoli di Pino Nicotri

Che interesse ha la Turchia a restare nella Nato dopo il tentativo di colpo di Stato contro l’attuale presidente Erdogan, dopo i ritardi dei Paesi europei nel condannare il golpe come fossero in attesa di vedere chi vinceva e dopo la protezione evidentemente accordata dagli Usa all’ imam Fatullah Gulen, nemico giurato di Recep Erdogan e del suo partito nonché molto probabile ispiratore del tentativo di golpe? La risposta suggerita dalla logica è che ormai la Turchia ha scarso se non nullo interesse a restare nella Nato, anche perché il gigante sovietico con il quale confinava e contro il quale è stata creata la Nato non esiste più da un quarto di secolo e invasori alle porte è francamente difficile immaginarli. Perciò dopo il referendum che vuole l’Inghilterra fuori dall’Europa la seconda brutta notizia è che la Turchia ha ora qualche motivo per uscire dalla Nato e voltare le spalle all’Unione Europa, accelerandone così la dissoluzione.

Che il continuo traccheggiare con riserve di vario tipo sulla candidatira turca all’ingresso nella UE fosse un errore era già chiaro, così come era un altro chiaro errore l’imposizione alla Turchia di esami che non finiscono mai per (fingere di) poterla prima o poi accettare nell’Unione. Ora lo scenario appare radicalmente cambiato ed è probabile che sia la Turchia a non volerne più sapere di entrare nella UE e pefino di restare nella Nato. A furia di umiliare un interlocutore si corre il rischio di poterlo prima o poi perdere.
Qualcosa di simile è avvenuto con l’Iran per responsabilità di George Bush figlio quando a partire dal 2002 lo inserì, assieme a Iraq e Corea del Nord, nella terna dell’Asse del Male, espressione coniata a bella posta per sostituire quella dei più numerosi Stati Canaglia coniata a suo tempo dal presidente Reagan. Fu così che per inevitabile reazione dell’orgoglio nazionale gli iraniani nel 2005 fecero perdere le elezioni al riformista Khatami, aperto all’Occidente, e le fecero invece vincere al conservatore antioccidentale Ahmadinejad, con tutti i problemi che ne sono nati e che si sono trascinati per la durata delle due presidenze di Ahmadinejad,

Ma chi è l’imam Fatullah Gülen? Nato a Erzerum, nella Turchia orientale, ha iniziato un dialogo col Vaticano e con organizzazioni ebraiche e ha posto il problema dell’ Islam e della Turchia islamica nel mondo moderno. Ha promosso un Islam tollerante con enfasi sull’altruismo, sul lavoro, impegno sociale ed educazione intesa come formazione. Gülen di fatto è l’equivalente musulmano di don Giussani, infatti l’organizzazione Hizmet (in italiano Servizio) da lui creata ricorda molto Comunione e Liberazione, in particolare nel suo rivolgersi ai giovani e soprattutto agli studenti, in buona parte atlantisti e filoisraeliani senza riserve. Tant’è che Erdogan gli addebita la lunga rivolta studentesca di piazza Taksim, che nel 2013 pose completamente fine a ogni appoggio di Gulen a Erdogan. Gülen però è ritenuto il capo o l’ispiratore della cosiddetta Gülenist Terror Organisation, e come tale sul suo capo pende un mandato di cattura che lo ha spinto a rifugiarsi negli Usa, in Pennsylvania.

Il recente golpe è fallito perché nei suoi ranghi c’erano di fatto solo giovani, infatti vi hanno aderito molti colonnelli ma nessun generale e comunque nessun nome di spicco consolidato. La massiccia epurazione di migliaia di magistrati ordinata da Erdogan, in apparenza incomprensibile, si spiega proprio col fatto che molti dei giovani gulenisti, formatisi nell’Hizmet, hanno scelto la carriera giudiziaria.

Vedremo se il futuro ci riserva l’addio turco all’Europa e alla Nato, con le non belle conseguenze, o se l’Europa dopo la doccia fredda inglese penserà di evitare di perdere anche il conforto del bagno turco.