Blitz quotidiano
powered by aruba

Referendum Costituzionale: gli interessi dietro il cartello dei no

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo anche per Uomini e Business con il titolo “Gli interessi dietro il cartello dei no“:

La scadenza del voto per il referendum costituzionale è ancora lontana, ma in compenso c’è in aria l’idea che si possa abbattere Renzi e quindi riaprire tutti i giochi. C’è in aria, insomma, l’idea che sia ancora possibile tornare indietro: niente riforma costituzionale e soprattutto niente Italicum, sostituito da qualche diavoleria proporzionale (o semi). Insomma, una sorta di ritorno al passato, quasi alla  prima repubblica.

Conviene allora chiedersi chi diavolo vuole, nell’Italia 2016, che non si facciano le riforme e che nemmeno si cambi il sistema elettorale?

La risposta non è difficile, e si vedrà che non si tratta di aree meritevoli di tutela speciale.

I primi interessati a non cambiare niente sono i piccoli partiti (tutti). E’ evidente che in un sistema in cui si assegna la vittoria a un partito, che quindi poi governerà per una legislatura, il ruolo dei partiti minori diventa inutile. Non avrebbero più, infatti, la possibilità di essere “strategici”, cioè di ricattare i partiti più grossi, che non avrebbero bisogno di loro per governare in pace. Quindi i boss dei piccoli partiti sono i primi indiziati. Ma è anche evidente che non esiste alcuna ragione al mondo per cui si debba rinunciare a diventare moderni solo perché poi Alfano o la Meloni rimangono senza potere di interdizione. Troveranno altro da fare.

Il secondo gruppo interessato a non cambiare niente (anzi a tornare indietro) è quello della lobbies, grandi e piccole. Se c’è  un sistema politico frastagliato, che deve dipendere da un’infinità di protagonisti per stare in piedi e per esprimere un governo, le lobbies hanno gioco facile: qualche sponda la trovano sempre (magari proprio nei piccoli partiti affamati).

D’altra parte, questa è esattamente la storia della prima repubblica (e in parte della seconda).

Intorno allo schieramento del NO non ci sono ragioni ideali o comunque meritevoli di tutela, ma solo i piccoli interessi di qualche lobbies (che infatti si batte anche in queste ore) e di quelli che con il 3 per cento dei voti vorrebbero contare come se ne avessero il 40 per cento.

Dietro i grandi paroloni e i sofisticati dibattiti in corso c’è semplicemente quello che ho appena descritto. Se ci pensate bene, non troverete altro. Spiace che una parte della cultura italiana e della politica non si siano ancora accorti della trappola nella quale stanno cadendo.

La loro non è una nobile causa: se i no dovessero vincere i NO, alla fine a  guadagnarci sarebbero appunto i piccoli partiti e le lobbies. Non certo i presidenti emeriti della Corte Costituzionale.