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Roma, rivolta contro Beppe Grillo: l’articolo di Giuseppe Turani

Roma, rivolta contro Beppe Grillo: l'articolo di Giuseppe Turani

Roma, rivolta contro Beppe Grillo: l’articolo di Giuseppe Turani

ROMA – L’Atac che sta per fallire, l’acqua che manca e gli assessori in fuga, tutto mentre la Procura indaga. I romani dopo un anno di gestione della sindaca M5s Virginia Raggi si rivoltano contro Beppe Grillo, dato che uno dopo l’altro falliscono le teorie del comico genovese e si dimostrano totalmente inefficaci nel risanare la città e far fronte alle emergenze. Questo l’articolo di Giuseppe Turani per Uomini e Business:

“Il patatrac dell’amministrazione capitolina, il vanto dei 5 stelle, è ormai alle porte. Dopo un anno il disastro ha dimensioni incontenibili. E nessuno riesce più a trovare il bandolo della matassa. In pratica si sta assistendo in diretta al fallimento di tutte le contorte teorie del comico genovese.

Dopo un anno di gestione Raggi la città è sempre più sporca e manca l’acqua, che nei precedenti due mila anni non era mai mancata. Sono state chiuse anche le fontanelle nelle piazze, che consumano appena l’1 per cento dell’acqua che arriva nella capitale.

Ma la questione vera è che l’amministrazione continua a perdere colpi e uomini. Le ultime due novità riguardano l’assessore al bilancio, Andrea Manzillo, che ha appena restituito le deleghe per le politiche abitative. E con una  motivazione molto pesante: “Qui serve una svolta, continuando così andiamo a sbattere. Va a sbattere tutta la città”. E, ancora: “Le decisioni sono adottate centralmente, senza alcun confronto con l’assemblea che spesso e volentieri viene tenuta all’oscuro. Molti assessori non hanno alcun rapporto con gli eletti”. E questo alla faccia della democrazia diretta via streaming.

Insomma, si sta facendo poco e male, sembra dire l’assessore al bilancio. La cosa grave, e inedita, è che dietro di lui ci sarebbe una sorta di congiura (capitanata da Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina e da sempre avversario di Virginia Raggi). E che può contare su un certo numero di consiglieri comunali. Manzillo, invece, era dato come fedelissimo del sindaco, ma si sarebbe stancato: troppa  confusione e troppi pochi risultati.

L’obiettivo dei congiurati è abbastanza preciso e esplosivo: vogliono liberarsi del giogo che Grillo e Casaleggio hanno messo a Roma. Ogni tanto arrivano da Miano o da Genova, si insediano all’hotel Forum e cominciano a dare ordini, forti del fatto che la Raggi deve seguire le loro ditrettive perché ha firmato un contratto, con un’alta penalità.

E i due capi del Movimento combinano disastri su disastri. Prima hanno bocciato le Olimpiadi, esclusivamente per paura dei troppi soldi che avrebbero preso a girare in città. Poi sono intervenuti pesantemente nella vicenda del nuovo campo di calcio, combinando anche lì un pasticcio enorme (via i grattacieli, palazzetti al loro posto, e quindi via anche al verde).

Per gestire le municipalizzate (uno dei punti-chiave e dolente della città, da sempre) Grillo e Casaleggio hanno fatto arrivare un  loro amico dal Veneto, Massimo Colomban, che però sta un po’ sulle scatole a tutti e che non ha ancora combinato niente.

Mentre tutto questo agitava le acque grilline della capitale, è esploso il caso Rota. Bruno Rota era stato pescato all’Atm di Milano e ha fama di essere persona seria e competente, un ottimo acquisto per la scombinata giunta Raggi. Lo hanno mandato a dirigere l’Atac, l’azienda dei trasporti romani, celebre per i suoi ritardi e i  suoi disservizi. Ma Rota ha concesso un’intervista in cui ha spiegato che non si può andare avanti così, l’Atac non ha più nemmeno i soldi per pagare gli stipendi, la gente non lavora e il sospetto è che ci sia un patto segreto fra grillini e dipendenti Atac per consentire loro di fare quello che vogliono, cioè non lavorare.

A questo punto il presidente della commissione mobilità, tale Enrico Stefàno, accusa Rota di aver avuto carta bianca e di essere solo un incapace.

Replica durissima dello stesso Rota: «So del vivo interesse del consigliere Stefàno alle soluzioni della società Conduent Italia che si occupa di bigliettazione e che mi ha invitato ad incontrare più volte. Più che di dirigenti da cacciare, lui e non solo lui, mi hanno parlato di giovani da promuovere. Velocemente. Nomi noti. Sempre i soliti. Suggerisco a Stefàno, nel suo interesse, di lasciarmi in pace e di rispettare chi ha lavorato. Onestamente. Sempre i soliti».

E qui la faccenda diventa davvero esplosiva. Non solo i dipendenti Atac, protetti dai grillini lavorano poco e male, ma Rota accusa Stefàno di essersi adoperato per infilare nella società un’azienda sua amica e di aver caldeggiato la promozione di ragazzi del giro a 5 stelle.

Sono fatti che non richiedono  molti commenti. Sono gli stessi uomini scelti da Grillo e Casaleggio a dire che si sta correndo verso il disastro e che così non si può andare avanti. E vengono lanciate anche ombre pesanti sula tanto vantata onestà grillina.

Roma, conquistata un anno fa da Grillo con tanti squilli di tromba, si sta rivelando, come abbiamo più volte anticipato, la fossa delle ambizioni del Movimento. In una parola, non funziona niente. Gli uomini scappano, la procura indaga (anche su Atac e sul servizio acqua), la città è sempre più sporca, e i grillini di “base” si stanno radunando per liberarsi di Grillo e di Casaleggio, in una vera e inedita rivolta di palazzo.

Questa volta, non basterà un soggiorno all’hotel Forum e qualche cretinata sul blog. Roma sta semplicemente esplodendo sotto il sedere del Movimento.

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