Blitz quotidiano
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Sandra Mondaini e Raimondo Vianello: fenomeni paranormali in casa

ROMA – Fenomeni paranormali, docce che si aprono da sole e misteriose ombre in salotto: è quello che raccontano i filippini che per una vita hanno seguito Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, i due attori morti nel 2010 a distanza di pochi mesi. La famiglia filippina, i cui figli sono stati adottati dai coniugi Vianello, ha raccontato tutto a Domenica Live:

“Una notte si è aperta la doccia, una volta si è accesa la tv da sola” ha svelato la donna, mentre il figlio Gianmarco ha dichiarato che “è capitato più volte vedere un’ombra passare in salone. I miei genitori sono legati alla tradizione filippina, che è molto spirituale, e hanno subito collegato i fenomeni a zia Sandra e zio Raimondo. So che può essere difficile da credere, ma a me piace pensare che siano ancora vicino a me anche materialmente”.

Alla trasmissione di Barbara D’Urso ha partecipato come ospite anche Edoardo Costa, attore di fiction molto popolare nei primi anni Duemila ma colpito da un’inchiesta giudiziaria per truffa ed evasione fiscale. Ma oggi Costa dice di essere rifiorito grazie al Buddismo e a un nuovo amore.

“Siamo fidanzati da 8 mesi, ma ci conosciamo da 30 anni, da quando faceva la modella a Milano. Allora aveva 18 anni, ci siamo sempre incrociati, visti, sempre in amicizia. Otto mesi fa a Miami ci siamo trovati per bere un caffè e ci è successa una cosa bellissima: non ci siamo più lasciati. Ad unirci non solo il buddismo, che io pratico a tutti gli effetti da 6 anni”, ha raccontato.

“Ho fondato l’associazione, la CIAK, circa dieci anni fa, con l’intenzione di aiutare i bambini in difficoltà. L’idea è venuta quando mi hanno chiesto di fare dei calendari, allora ho deciso di farli e di devolvere il ricavato ai bambini, fondando appunto l’associazione e chiamando i progetti Respiro del mondo”.

“Le mie spiegazioni prima del processo, subito dopo i servizi di Striscia, non hanno convinto. Ammetto che uno dei miei grandi errori è stato prendere soldi in contanti (quindi in nero) che io poi portavo in Africa, in Brasile, in quei posti, in contanti, come si faceva lì abitualmente. Non avendo mai registrato quei soldi è chiaro che poi, alla fine, dovevo farli registrare in qualche modo, e lì ci sono stati altri errori, tipo i 7 mila euro di cancelleria, voci messe lì per giustificarli dal punto di vista fiscale. E infatti sono stato condannato per evasione fiscale”.

“In appello sono stato assolto per l’aggravante della truffa. Sono stato condannato per l’evasione fiscale e l’appropriazione indebita per quei 205 mila euro perché le indagini non sono riuscite a risalire a dove potesse essere quella cifra, mancavano i giustificativi. La verità è che quei 205 mila euro non sono documentati da ricevute perché erano soldi in contanti, in nero, che ho comunque usato per le iniziative benefiche in Africa, Brasile, Afghanistan”.