Politica Europa

Elezioni in Olanda, scontro Wilders-Rutte: il primo test sulla tenuta della Ue

Elezioni in Olanda, scontro Wilders-Rutte: il primo test sulla tenuta della Ue

Elezioni in Olanda, scontro Wilders-Rutte: il primo test sulla tenuta della Ue

L’AJA – Il primo test elettorale sulla tenuta della Unione europea davanti all’ondata populista, prima che arrivino quelli in Francia e Germania, guarda a quel 60% di olandesi che alla vigilia delle politiche ancora non ha idea se voterà, né per chi.

Mercoledì 15 marzo nei Paesi Bassi, considerati il Paese “più tollerante d’Europa”, saranno 12,8 i milioni di elettori chiamati alle urne fra le 7:30 e le 21 per rinnovare i 150 seggi della Camera Bassa per scegliere tra la continuità di un governo che ha saputo gestire la crisi con risultati da record e l’ insofferenza per una questione migratoria emotiva e mediatica più che sostanziale.

L’intera campagna elettorale è stato un braccio di ferro tra il premier uscente, il liberale di destra Mark Rutte, che cerca un terzo mandato consecutivo, e Geert Wilders, il platinato leader del Pvv, il partito islamofobo e antieuropeista, che – con un proporzionale puro ed un record di 28 partiti sulla scheda, di cui nessuno dei maggiori disposto a fare coalizione con lui – non ha alcuna possibilità di essere chiamato a formare un governo. Ma che ha saputo imporre la sua scarna agenda populista al centro del dibattito politico.

Primo tifoso di Donald Trump, con cui si dice che condivida finanziatori occulti del suo Pvv (il ‘Partito della Libertà’ che ha formalmente un solo membro, lo stesso Wilders, e perciò sfugge all’obbligo di pubblicare i nomi dei sostenitori), alleato nel Parlamento europeo di Marine Le Pen e Matteo Salvini, Wilders fino alla metà di febbraio è stato dato in testa ai sondaggi.

Poi il Vvd di Rutte ha ripreso quota. E lo scontro senza precedenti con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan potrebbe avergli dato lo slancio necessario, rafforzando l’immagine di “statista” del premier. Che, osservano gli analisti politici all’Aja, se non fosse stato in campagna elettorale mai avrebbe usato modi così ruvidi per impedire a due ministri turchi di fare campagna in Olanda.

Alla vigilia del voto il ‘Peilingwijzer, sito che aggrega sei diversi sondaggi, dà in testa il Vvd con poco più del 17% (tra 24 e 28 seggi), con il Pvv attorno al 14% (tra 20 e 24 eletti). “La stragrande maggioranza degli olandesi preferisce sempre la stabilità. Qui la grande paura è quella dell’acqua che può sommergere tutto. La difesa psicologica è nella solidità di una diga”, osserva Kai Wah, architetto cinquantenne con radici indonesiane come lo stesso Wilders.

Ma qualunque sarà l’esito del voto (che sarà anticipato da un exit poll alle 21, mentre lo spoglio – manuale – andrà avanti nella notte, fino il risultato ufficiale annunciato solo il 21 marzo), la certezza è che “giovedì mattina il mal di testa verrà non per Wilders, ma per comporre la coalizione di governo” osserva Ben Bot, diplomatico di lungo corso, ex ministro degli affari esteri nei governi Balkenende tra il 2003 ed il 2007.

Nei sondaggi il Pvv rischia di essere scavalcato dai democristiani del Cda (al 13%, con 18-20 seggi) di Sybrand Buma e dai centristi del ‘D66’ liberal-progressisti (al 12%, con 17-19 eletti) di Alexander Pechtold. E la sinistra, vera vittima di Wilders, è indietro con i radicali dello Sp (10%) in largo vantaggio sui laburisti del PvDA al governo ma in caduta libera (7%).

Il fenomeno in vera crescita esponenziale è però quello di Jesse Klaver, trentenne leader degli ecologisti di GroenLink. Accreditato dell’11% e ‘sosia’ di Justin Trudeau porterà i verdi al record storico. E per Rutte trovare la quadra per la nuova coalizione sarà lavoro di mesi. Sempre che nella massa del 60% di ufficialmente indecisi non si nasconda una maggioranza che nessun media o analista ha saputo intercettare.

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