
Toulouse Lautrec: "In fila alla visita medica"
La nostalgia per i “bordelli” pre-legge Merlin non è affatto sorprendente, come la sistematicità con cui i politici ririrano fuori la storia. Stavolta tocca al ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli: «Bisogna ripristinare le case chiuse e le prostitute devono pagare le tasse».
Il ministro leghista ha poi spiegato: «La proposta di riaprire le case chiuse e creare quartieri a luci rosse è per noi di assoluto buonsenso. Una persona può avere una determinata esigenza sessuale e se vuole togliersi la soddisfazione lo faccia pure, ma questo non deve necessariamente disturbare gli altri, soprattutto laddove ci sono famiglie e bambini».
Anche il presidente del Consiglio Berlusconi nel gennaio del 2002, intervistato da Libero, se ne uscì con una proposta identica: alle prime proteste delle autorità religiose repentina marcia indietro del premier. Ciò che accadde 7 anni fa si replicherà domani pari pari, c’è da scommetterci.
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Sì. Roberto Calderoli e Silvio Berlusconi hanno ragione: riaprire i bordelli sarebbe cosa buona e giusta. Sarebbe cosa buona e giusta farla finita con quel ridicolo perbenismo, con il falso problema della Chiesa e con le forze dell’ordine che si lamentano per la mancanza di carburante e poi corrono, su e giù, sulle consolari a caccia delle peripatetiche come se fossero delle criminali lasciando, chissà perché, i trans indisturbati. L’unico dettaglio, caro Ministro, è che i “bordelli” non possono coesistere nelle aree abitative. Pertanto, sarebbe opportuno impiantare dei “camping” comunali in cui i soggetti interessati possano affittare dei bungalow. In tal modo si può: punire legittimamente chi esercita la professione nei luoghi pubblici; combattere gran parte dello sfruttamento; esercitare un controllo sanitario; ottenere il pagamento delle imposte attraverso l’affitto dei siti; concedere quella “determinata esigenza” che, se ristretta, può comportare anche l’aumento delle violenze sessuali. Ci vuole molto? Basta con le chiacchiere! Fatelo! Giulio Gangi.