Blitz quotidiano
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Dipendenti statali, mini aumenti legati alla produttività

ROMA – Dipendenti statali, mini aumenti legati al merito. Allo studio anche lo sblocco del contratto. Sono alcune delle misure allo studio del governo, secondo quanto riferisce Michele Di Branco sul Messaggero.

L’ultimo accordo è scaduto nel 2009 e da allora non è stato più adeguato. Ma nel 2015 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del blocco, evitando però al Tesoro i rimborsi relativi agli anni in cui le retribuzioni sono rimaste ferme. Nella legge di Stabilità, l’esecutivo Renzi ha stanziato 300 milioni che dovrebbero coprire i rinnovi per il 2016 ed ora Palazzo Chigi punta ad aprire il tavolo di un negoziato che, sottolinea Di Branco, non si prospetta affatto semplice.

I sindacati, che tra l’altro reclamano anche gli adeguamenti relativi al 2015 (l’anno in cui la Consulta si è espressa), hanno già fatto notare che i soldi messi sul piatto si traducono, per i 3,5 milioni di statali in attesa, in un aumento pro-capite di una decina di euro al mese. Un aumento che viene giudicato una mancia, o poco più. Ma in realtà saranno centinaia di migliaia coloro i quali resteranno addirittura a bocca asciutta.

La riforma Madia, infatti, punta a premiare i lavoratori e gli uffici più capaci con dei premi di produttività, limitando gli interventi a pioggia.

Secondo i criteri della legge Brunetta, il 50 per cento della fetta dei premi viene indirizzato al 25 per cento degli statali più capaci, mentre c’è un altro 50 per cento di lavoratori che incassa l’altra metà dividendosi dunque un bottino molto più esiguo. C’è poi un altro 25 per cento che resta a secco accontentandosi dello stipendio ordinario. Ebbene, il governo starebbe studiando il modo di modificare la ripartizione di queste percentuali alzando decisamente la posta in favore di una quota ancor più ristretta di prescelti in modo da scardinare le logiche che in passato gratificavano in maniera indistinta un po’ tutti. Una scommessa non facile da realizzare e sulla quale è facile prevedere l’opposizione dei sindacati. È bene osservare che i dettagli dell’operazione non ci sono ancora anche perché il governo, prima di far partire le trattative (che ovviamente saranno affidate all’Aran), deve prima perfezionare il dossier relativo alla riduzione dei comparti statali che passano da 11 a 4. Insomma, qualcosa si muove ma si va con i piedi di piombo.

(…) Il rinnovo del contratto, ad ogni modo, non è il solo problema che il governo dovrà fronteggiare nei prossimi mesi. Resta da risolvere la grana prodotta dalla sentenza di due mesi fa con la quale la Cassazione ha sancito che i precari Pa con almeno 36 mesi di contratto hanno diritto, se nel frattempo non sono stati assunti, ad essere risarciti con un’indennità che parte da 2,5 mensilità per arrivare fino a 12 mesi. Tra l’altro i giudici hanno stabilito che il riconoscimento economico non ha bisogno di essere provato in giudizio: è sufficiente dimostrare la durata di oltre tre anni del rapporto di lavoro.


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