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Fate più figli! Chi ha dato l’idea alla Lorenzin? Danimarca o Mussolini

ROMA – Fate più figli! Incita la campagna, affossata dalle polemiche, dell’infausto Fertilityday del ministro della Salute. Ma chi ha dato a Beatrice Lorenzin l’idea? Di certo non è una novità, anzi, esempi non mancano nel passato più vicino e anche in quello più lontano di campagne per sensibilizzare le donne (e gli uomini) a far figli.

La Danimarca. Nel 2014 il governo lanciò uno spot a dire il vero molto ironico. “Fallo per la Danimarca, o almeno per mamma”. In sostanza si invitavano i danesi (maschi e femmine, da notare) ad approfittare delle vacanze per fare figli. In cambio avrebbero ricevuto dei premi in prodotti per l’infanzia. Il tutto giocato sul luogo comune delle mamme che non vedono l’ora di diventare nonne. La campagna, proprio perché ironica, non solo non ha avuto strascichi polemici ma ha portato l’anno dopo a ben 1200 nascite in più nella sola Copenhagen.

Mussolini. Ebbene sì, le “cartoline” pensate dal ministro Lorenzin, ma soprattutto dai suoi creativi, sono state tacciate di riecheggiare le campagne per la natalità del Ventennio. Che non erano solo fatte di slogan, ma anche di misure governative prese per rilanciare la crescita demografica perché, come si diceva allora, “il numero è potenza”. Mussolini istituì la Giornata della madre e del fanciullo, mise una tassa sul celibato, fece avviare organizzazioni giovanili, impose l’educazione fisica sin da giovanissimi, organizzò colonie marine e montane per i piccoli.

Dagli Usa a Singapore, i tentativi di sensibilizzare il pubblico sui problemi relativi alla fertilità sono spesso incappati, tornando a tempi recenti, nelle stesse critiche viste per la campagna italiana. Ecco alcuni esempi in giro per il mondo.

USA. Nel 2011 la American Society for Reproductive Medicine lanciò una campagna basata su foto di biberon spezzati e messaggi che mettevano in guardia da fattori come età, alcol, fumo e obesità in grado di compromettere la fertilità. L’accoglienza fu piuttosto burrascosa, ricorda il sito della Pbs, con l’allora presidentessa della National Organization for Women Kim Gandy che scrisse “Di sicuro le donne sono ben informate sull’orologio biologico. Non penso che abbiamo bisogno di ulteriori pressioni sull’avere figli”. In realtà, ricorda sempre la Pbs, secondo diversi studi condotti anche in Usa solo una minoranza delle ventenni conosce ad esempio il problema dell’età.

SINGAPORE. A Singapore sono ben due le campagne recenti finite sotto accusa. Nel primo caso, risalente al 2013, il governo ha distribuito nelle università una serie di opuscoli con delle favole famose modificate per mettere in guardia soprattutto le donne, che hanno ricevuto, tra gli altri, l’epiteto di ‘insultanti’. In un caso ad esempio Alice nel Paese delle meraviglie diventava una ragazza che passava la giovinezza a sperimentare alcol e fumo, e poi finiva per non poter avere figli. Un altro tentativo è stato fatto all’inizio di quest’anno, con una campagna che utilizza dei cartoon nelle metropolitane con spermatozoi e ovuli stilizzati, che è stata definita ‘disgustosa e invadente’ dalle associazioni di donne.

GRAN BRETAGNA. Nel 2013 una campagna finanziata da una società che vende test di gravidanza dal titolo ‘Get Britain Fertile’ ha suscitato l’indignazione del pubblico. La foto scelta era quella di una presentatrice tv di 46 anni, Kate Garraway, truccata per sembrare una settantenne incinta, un’immagine che secondo molti sottintendeva un critica alle donne che rimandano la gravidanza.

 


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