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M5s: “Riaprire le case chiuse”. Ma i grillini si spaccano

CHIOGGIA (VENEZIA) – Il Movimento 5 stelle chiede la riapertura delle case chiuse. La proposta parte da Chioggia (Venezia), dove la consigliera regionale Erika Baldin annuncia una mozione in Regione per “fare pressione sul governo di Roma. Ce lo chiedono i nostri iscritti”, dice, dopo che una proposta di legge in tal senso era stata richiesta dagli attivisti sulla piattaforma di discussione delle leggi del Movimento Lex.

Ma l’iniziativa spacca i grilli. A Mira (Venezia), uno dei primi Comuni ad amministrazione pentastellata, “le asre, gli attivisti e le attiviste del M5S prendono netta posizione contraria nei confronti di ogni discussione, anche interna al Movimento 5 Stelle, riguardo la riapertura delle case
di tolleranza”, si legge in una nota riportata dal Gazzettino.

Per asri e attivisti di Mira

“La Legge Merlin del 1958, con cui è stata stabilita l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l’introduzione di una serie di reati legati allo sfruttamento della prostituzione ha sempre rappresentato un caposaldo e deve continuare ad essere difesa e rispettata. La lotta alla prostituzione non dovrebbe passare per la riapertura delle case di tolleranza perché ciò significherebbe di fatto legittimare l’esercizio della prostituzione, sia pure con alcune restrizioni”.

Non la pensa così la consigliera regionale Baldin, che in una intervista ad Elisabetta B. Anzoletti della Nuova Venezia ha spiegato le proprie ragioni.

“L’istanza è nazionale, ma nel mio primo anno di mandato anche dal territorio ho ricevuto segnalazioni simili. Credo che abbia senso far partire la proposta da Chioggia dato che proprio da Chioggia è nato il problema visto che la senatrice Lina Merlin fu la prima firmataria della legge per abolire le case chiuse nel 1958. Ora dallo stesso territorio voglio iniziare il percorso, con l’obiettivo contrario però”.

La sua proposta ha suscitato un vespaio. Molti ritengono che legalizzare la prostituzione permetta allo Stato di lucrare sullo sfruttamento del corpo femminile.
“Sono posizioni di falso perbenismo che cozzano con la realtà. Queste ragazze sono controllate da racket mafiosi, picchiate e seviziate se non ottengono un certo guadagno al giorno, sono praticamente ridotte in schiavitù. Se il fenomeno sarà regolamentato dallo Stato renderemo più decorose le strade, ma soprattutto renderemo libere queste donne e i soldi non andranno alle organizzazioni mafiose, ma entreranno in una certa parte nelle casse pubbliche”.

Molti ritengono che sia una proposta di stampo fascista che ci riporta indietro nel tempo.
“Chi parla così lo fa per moralismo, in molti casi di facciata. Le esistono da sempre e sempre esisteranno. Si tratta di capire se vogliamo che il fenomeno sia deregolamentato e lasciato alla regia della mafia o se vogliamo mettere ordine come del resto hanno fatto molti stati europei. Sulle modalità ne discuterà il Parlamento cercando il sistema migliore per dare delle regole, ma di sicuro così non si può andare avanti”.