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Corea del Nord lancia un nuovo missile balistico. Test fallito, scoppia la guerra?

Corea del Nord lancia un nuovo missile balistico. Test fallito

Corea del Nord lancia un nuovo missile balistico. Test fallito

PYONGYANG – La Corea del Nord ha effettuato un nuovo test con lancio di un missile balistico. Proprio nel giorno in cui il segretario di stato Usa Rex Tillerson, fa la voce grossa all’Onu, chiedendo un maggior isolamento diplomatico ed economico di Pyongyang. Dopo l’indiscrezione diffusa da alcuni media internazionali, la conferma ufficiale è arrivata prima da militari Usa alla Cnn e poi anche dai militari della Corea del Sud citati dall’agenzia sudcoreana Yonhap.

Il lancio, secondo lo stato maggiore interforze sudcoreano, è avvenuto all’alba (ora locale) a nord di Pyongyang. Il tipo di missile e il suo raggio d’azione, secondo i militari di Seul, non sono stati ancora identificati. Mentre l’americana Cnbc, che cita fonti del Pentagono, parla di un vettore a corto raggio in grado di colpire Seul, la capitale sudcoreana a soli 60 km dal confine con il Nord, ma non il Giappone.

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Il missile lanciato sarebbe un KN-17, versione modificata di uno Scud di produzione russa, un missile a singolo stadio a propellente liquido, più antiquato di quelli a combustibile solido che possono essere lanciati con pochi minuti di preavviso.

Secondo quanto rilevato dai militari della Corea del Sud, il lancio del missile sarebbe fallito pochi secondo dopo il decollo. “La Corea del Nord ha lanciato un missile non identificato da un sito nelle vicinanze di Bukchang, nella provincia meridionale di Pyongyang, in direzione nord-est alle 5:30 di oggi”, ha detto il capo di stato maggiore interforze di (Jcs) Seul citato dall’agenzia Yonhap. “Si stima che (il lancio) sia fallito”, aggiunge il comunicato del Jcs.

Il missile di Pyongyang avrebbe dovuto colpire un bersaglio in mare per simulare l’affondamento di una nave, ma sarebbe caduto nel mar del Giappone poco dopo il decollo.

Resta comunque una provocazione che di certo inasprirà i rapporti già tesissimi con gli Stati Uniti, che proprio nei giorni scorsi tra le proteste della popolazione locale hanno dato il via all’installazione in Corea del Sud del sistema di difesa missilistica Thaad, che tanto irrita la Cina. Poco conta che il lancio coreano sia fallito e che il razzo sia esploso in volo pochi minuti dopo, senza “rappresentare una minaccia per il Nord America”, come sottolineato dal comando Usa nel Pacifico. Resta il segnale di voler tener testa a Washington e di voler proseguire il proprio programma missilistico e nucleare.

Giunto alla prova dei suoi primi 100 giorni di presidenza, Donald Trump sembra orientato a rimanere sulla linea da negoziatore nella partita con la Corea del Nord, in cui ribadisce la crucialità del ruolo della Cina e punta su quel feeling innescato con il presidente Xi Jinping per evitare il peggio. Ma in un’intervista alla Reuters già vede la guerra: un “grande conflitto” che rimane possibile.

Mentre il suo Segretario di Stato Rex Tillerson all’Onu, afferma che “tutte le opzioni restano sul tavolo” a conferma dell’urgenza del dossier, pur lasciando la priorità alla diplomazia ma spingendo sull’acceleratore nel sollecitare nuove sanzioni. Tillerson ha auspicato un intervento diretto di Pechino che sarebbe deleterio per l’economia nordcoreana considerato che il 70% degli scambi commerciali della Corea del Nord sono con la Cina.

Ma Cina e Russia hanno frenato all’Onu, ammonendo a seguire la via del dialogo e a non agitare lo spettro di un’azione militare. Nella seduta alle Nazioni Unite, il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha chiesto agli Usa di fermare le loro esercitazioni con la Corea del sud. E ha precisato che non spetta solo a Pechino risolvere il problema nordcoreano.

L’opzione dell’uso della forza sul Nord ”è totalmente inaccettabile, la nostra scelta deve essere quella di utilizzare gli strumenti diplomatici”, ha rilanciato il vice ministro degli esteri russo, Gennady Gatilov, frenando anche sull’ipotesi di nuove sanzioni: ”le sanzioni non devono essere fine a se stesse – ha aggiunto – e non devono essere usate per soffocare economicamente Pyongyang, ne’ per deteriorare la situazione umanitaria nel Paese”.

Ogni provocazione a questo punto può innescare una scintilla fatale per un conflitto di proporzioni nucleari.

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