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Mar Ionio, lo studio dei fondali per comprendere terremoti e vulcani

Mar Ionio, lo studio dei fondali per comprendere terremoti e vulcani

Mar Ionio, lo studio dei fondali per comprendere terremoti e vulcani

ROMA – Studiare i fondali marini per riuscire a comprendere terremoti, faglie e vulcani. Questo l’obiettivo che il progetto scientifico Seismofaults 2017 nato dalla collaborazione tra Cnr, Ingv e Sapienza Università di Roma che ha focalizzato l’attenzione sui fondali del Mar Ionio tra Puglia e Calabria.

I fondali oceanici del pianeta Terra, spiegano gli scienziati, sono ad oggi luoghi quasi completamente sconosciuti che ospitano vulcani ed enormi faglie della crosta terrestre, da cui possono scaturire violenti terremoti, eruzioni, frane sottomarine e maremoti, mettendo a rischio la vita e il tessuto socio-economico nei vicini centri abitati.

Per esempio, la regione dello Stretto di Messina e il vicino Mar Ionio sono state le aree origine di importanti terremoti e maremoti nel corso degli ultimi secoli che hanno provocato morte e distruzione. Ricordiamo, tra gli eventi sismici catastrofici, quelli del 1908 (Messina e Reggio Calabria), 1905 (Calabria meridionale), 1783 (Calabria meridionale), 1693 (Val di Noto), 1169 (Sicilia orientale) e 362 d.C. (Sicilia orientale e Calabria meridionale). Solo nel 1908 le vittime furono più di 80.000.

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Le strutture sismo-tettoniche e morfologiche da cui hanno avuto origine i terremoti e i maremoti sopra menzionati sono ancora totalmente o parzialmente sconosciute. Dal maggio del 2017 un nuovo progetto scientifico (Seismofaults), firmato Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR di Roma e Bologna), Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV di Roma, Palermo e Gibilmanna) e Sapienza Università di Roma, si propone di monitorare ed esplorare da vicino le faglie sismiche del Mar Ionio e dello Stretto di Messina.

Nel mese di maggio, durante la campagna oceanografica Seismofaults2017, il team scientifico con l’assistenza della nave Minerva Uno e del suo equipaggio marittimo gestito dalla Sopromar ha installato sui fondali del Mar Ionio, a profondità fino a circa 2600 m, otto sismometri e due moduli con sensori geochimici.

Gli strumenti sono molto vicini ai potenziali epicentri dei terremoti e registreranno i movimenti del suolo in caso di eventi sismici e le emissioni gassose del fondale ionico per circa 12 mesi. Al termine di tale periodo, gli strumenti verranno sganciati dalla zavorra che li tiene ancorati in fondo al mare con un comando acustico inviato dalla superficie del mare e saliranno per galleggiamento in superficie dove saranno

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