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Statali 7 euro netti a mese. Vogliono 150. Giusti? Sondaggio

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Le slide sulla Legge di Stabilità (foto Ansa)

ROMA – In legge di Stabilità sono previsti circa 300 milioni per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici. Poiché i dipendenti pubblici sono circa 3, 5 milioni, i sindacati hanno fatto un calcolo a spanne e hanno conteggiato un aumento medio mensile per pubblico dipendente pari a circa sette euro netti al mese. Hanno gridato all’offesa per quella che definiscono una miseria salariale, si preparano allo sciopero.

Carmelo Barbagallo, segretario Uil, in intervista a La Stampa ha quantificato quanto i sindacati del pubblico impiego si aspettano: sette miliardi invece che trecento milioni. Quindi più di venti volte tanto. Tradotto anche qui a spanne, fa 150 euro netti al mese di aumento per ciascun dipendente pubblico.

La domanda è: li meritano, è fondato, giusto un aumento salariale di questa entità per questa larghissima platea di lavoratori?

Per rispondere con un minimo di cognizione di causa occorre prendere conoscenza di molte circostanze. Alcune a favore dei pubblici dipendenti, altre no.

1) I contratti dei pubblici dipendenti, e quindi i relativi stipendi, sono bloccati di fatto almeno 5/6 anni.

2) La Corte Costituzionale ha detto con sentenza che non costituzionale è bloccarli per prolungati periodi di tempo, quel che appunto è accaduto. (Parallelamente la Corte non ha bocciato il blocco in quanto tale che anzi se misura contingente e limitata nel tempo non viola, da sentenza, nessun articolo della Costituzione).

3) Gli stipendi dei livelli bassi del pubblico impiego sono appunto bassi, al limite della decente sopravvivenza soprattutto nei medio-grandi centri urbani. Non così quelli dei dirigenti che anzi sono nettamente i più alti del mondo occidentale.

4) I tentativi di rinnovo di contratti e retribuzioni del settore privato sono irti di difficoltà e comunque si rinnovano, quando si rinnovano, con aumenti salariali intorno un terzo dei famosi 150 euro netti mensili per dipendente pubblico evocati dalla Uil.

5) Nei contratti non c’è solo lo stipendio, ci sono anche le regole. E i dipendenti pubblici si sono per via contrattuale costruiti regole tali per cui su 3,5 milioni di dipendenti appunto, appena 3.500 procedimenti disciplinari per assenteismo o doppio lavoro o altro. Ma la cifra che conta è che di questi 3.500 provvedimenti disciplinari se ne sono conclusi con il licenziamento 220. Lo 0,2% sottoposto a procedimenti e di questo il 3% licenziato. Cioè un licenziamento per non o pessimo lavoro ogni 15.mila circa. Una rete di protezione molto efficace che contrasta con le cronache quotidiane appunto di pessimo o non lavoro nella Pubblica Amministrazione. Tanto efficace la rete di protezione da diventare diritto acquisito e cultura. Ad esempio, l’ultimo esempio, i dipendenti del Comune di Sanremo (43 ai domiciliari, altri 72 sotto osservazione degli inquirenti) avevano battezzato “Gestapo” chi ricordava loro l’obbligatorietà del badge.

6) I contratti non fotografano e non spiegano tutto: ad esempio come si spiega che i lavoratori pubblici si ammalino il doppio, 10,2 giorni in media nel 2014, rispetto ai lavoratori privati (5,5 giorni?).

Questi e altri dato di fatto aiutano o complicano rispondere alla domanda: 150 euro netti di aumento al mese i dipendenti pubblici li meritano o no?

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