Il testo della lettera integrale con cui Daniela Santanchè si è dimessa (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La ministra del Turismo Daniela Santanchè lascia l’incarico su richiesta della premier Giorgia Meloni, tra pressioni politiche e inchieste giudiziarie.
Daniela Santanchè ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di ministra del Turismo, anticipando la mozione di sfiducia dell’opposizione prevista per il 30 marzo. La decisione è maturata dopo la richiesta, definita a sorpresa, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe sollecitato un passo indietro per ragioni di “sensibilità istituzionale”.
Santanchè è attualmente indagata dalla procura di Milano per bancarotta nell’ambito del fallimento di Bioera Spa, società che ha presieduto, e per una presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps legata al gruppo Visibilia. Il suo addio arriva in un momento delicato per l’esecutivo, già segnato dalle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
Il passo indietro è stato formalizzato con una lettera indirizzata alla premier, chiudendo così una vicenda politica e giudiziaria che aveva acceso il dibattito nelle ultime settimane.
La lettera di Daniela Santanchè
“Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.
Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto.
Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.
Cari saluti.
Daniela”.
