Gasperini: “Sorpreso dai toni di Ranieri”. E parlando di Percassi si commuove e lascia la conferenza stampa VIDEO
(Foto da YouTube)
Si commuove Gian Piero Gasperini al termine della conferenza stampa, poi lascia la sala, in un silenzio gelato che lascia tutti attoniti. Un momento di forte tensione emotiva, segnato da un pianto trattenuto a fatica tra rabbia e tristezza, mentre il tecnico ripercorre anche il ricordo di Antonio Percassi e una settimana vissuta al limite, tra polemiche e frizioni interne che hanno coinvolto anche i rapporti con Claudio Ranieri.
Forse Gasperini si aspettava una presa di posizione chiara della proprietà dopo le dichiarazioni di Ranieri. Un epilogo inatteso, al termine di una conferenza in cui l’allenatore ha voluto lanciare segnali netti alla dirigenza, soprattutto nel preambolo del suo intervento.
“Allora, c’è stata questa intervista (di Ranieri, ndr) di venerdì scorso che ha creato tutta questa situazione in settimana. Per me è stata veramente una sorpresa incredibile, perché non c’è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che facevamo magari con altra gente, oppure nei rapporti tra noi due. Quindi è stata una cosa veramente inaspettata. E dico che in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione, questi toni da parte sua. Da quel momento in poi mi sono solamente preoccupato, primo di non rispondere, secondo di cercare, anche se involontariamente sono coinvolto, di non creare nessun tipo di danno, nessun tipo di difficoltà alla squadra, principalmente, e anche nel rispetto del pubblico. C’erano 60.000 persone, ce ne saranno magari 30.000, forse anche di più domani, che vengono allo stadio per vedere la partita, una partita importante, di livello, dove noi abbiamo ancora delle chance da poterci giocare. E credo che la cosa importante sia questa. E quindi gradirei veramente che parlassimo di questo, anche perché non sono intervenuto durante tutta la settimana, avrei voluto cercare di impedire tutto questo, ma è stato impossibile da parte mia. Ora però zero alibi, la squadra deve pensare a domani”.
Nel prosieguo, Gasperini ha comunque rivendicato la propria linea professionale e il lavoro svolto: “Ho sempre lavorato per cercare di migliorare la mia squadra, ho sempre spinto, ho sempre motivato nel tentativo di migliorare la mia squadra per quelli che sono i miei ideali di calcio – ha proseguito il tecnico -. Sono stato chiamato qua per sviluppare una squadra per quelle che chiaramente sono le mie idee di calcio, quindi ho sempre spinto in una direzione di certi tipi di giocatori e questo è sempre stato il mio intendimento, senza altri scopi”.
Poi il tema degli infortuni e delle scelte tecniche: “La mia intenzione è sempre stata quella di cercare di migliorare la squadra per raggiungere subito, se possibile, non aspettare niente, se possibile subito. Se non ci fossero stati tutti questi infortuni sarebbe stata sicuramente, probabilmente più agevole, però ci proviamo lo stesso. Per me l’obiettivo rimane quello”. Sulla gestione di Wesley aggiunge: “Il calciatore si sente di poter giocare, ha grande generosità, effettua sprint, scatti e tiri. La parte medica considera giustamente che ci sono dei rischi, su questo si è innescato discussione e problematiche… Tutti gli allenatori dipendono dall’ok medico prima di usare un giocatore”.
Infine, il passaggio più emotivo, legato al confronto tra Roma e Atalanta, che apre la frattura emotiva più profonda: “Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto – ribadisce Gasp -. Sicuramente è stata una storia lunga, nove anni…”. Poi la voce si incrina: “Cosa manca alla Roma rispetto alle big? A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell’ambiente esterno. A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto era compatto, il lavoro della società straordinario. Facendo utili tutti gli anni, questa è stata la cosa straordinaria. Lottavamo alla pari con le big in Italia e in Europa e nel frattempo l’Atalanta diventa ricchissima. La società ha operato in sintonia con l’allenatore, a un certo punto un po’ perché era cambiata la proprietà, un po’ perché non c’era più il papà a cui io ero legato molto”. Qui si interrompe, visibilmente commosso, prima di alzarsi improvvisamente e uscire dalla sala.
