(Foto Ansa)
L’attenzione internazionale sull’hantavirus resta alta, ma al momento le autorità sanitarie continuano a valutare come “basso” o “molto basso” il rischio di diffusione nella popolazione generale. Il focolaio che sta concentrando il monitoraggio mondiale è quello sviluppatosi sulla nave da crociera Mv Hondius, da cui derivano tutti gli 11 casi individuati finora.
Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, otto infezioni sono state confermate come riconducibili all’Andes virus, due vengono considerate probabili e una resta ancora sotto esame. Tre le vittime registrate finora, con un tasso di letalità che sfiora il 27%. L’Andes virus è il ceppo che più preoccupa gli esperti perché è l’unico hantavirus noto per poter essere trasmesso anche da persona a persona.
Tra i casi monitorati c’è anche quello di un oncologo statunitense in pensione, risultato debolmente positivo dopo aver assistito alcuni passeggeri malati a bordo della nave. L’uomo, successivamente risultato negativo ai controlli successivi, si trova in isolamento nel Nebraska Medical Center dell’Università del Nebraska, in attesa di ulteriori verifiche.
Negli Stati Uniti sono almeno 16 i passeggeri della nave considerati esposti al virus e sottoposti a sorveglianza sanitaria. Altri contatti vengono monitorati in diversi Stati americani, mentre oltre cento ricercatori e operatori sanitari sono impegnati nelle attività di tracciamento e quarantena. Nell’Illinois è stato segnalato anche un possibile caso di hantavirus, ma secondo le autorità locali sarebbe legato al contatto con roditori domestici e non al focolaio della nave.
In Europa il quadro resta sotto stretta osservazione. Il caso più grave è stato registrato in Francia, dove una donna si trova in condizioni critiche e necessita del supporto del polmone artificiale. In Svizzera, intanto, i ricercatori stanno studiando la sequenza genetica del virus identificata in un paziente ricoverato a Zurigo, denominata ANDV/Svizzera/Hu-3337/2026, per ricostruirne origine ed evoluzione.
In Italia, invece, non risultano casi confermati. Restano però in isolamento quattro persone considerate sospette dopo essere state sul volo Klm diretto a Roma sul quale viaggiava anche una passeggera poi deceduta. Tutti sono risultati negativi e non presentano sintomi, ma saranno nuovamente testati prima della fine del periodo di osservazione, che può arrivare fino a sei settimane.
Il Ministero della Salute ha rafforzato il coordinamento con le autorità internazionali e attivato misure di sorveglianza negli aeroporti e nei punti di frontiera. Diverse Regioni, tra cui Lazio, Lombardia e Calabria, hanno predisposto piani di emergenza e reti di laboratori di riferimento, mentre ospedali specializzati come lo Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani stanno verificando la disponibilità di test sierologici e tamponi per affrontare eventuali nuovi casi.
