Pd, quattro parlamentari lasciano: Schlein sotto pressione (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Se quattro parlamentari in gonnella hanno lasciato il Pd per andare altrove ci deve essere qualcosa che non va nel partito guidato da Elly Schlein. Non si può dare la colpa solo al patriarcato e chiudere il problema senza approfondirlo. E’un ritornello che non è più di moda e non placa le acque agitate che si muovono in via del Nazareno.Ricordiamo innanzitutto chi sono le transfughe (dal latino trans e fugere, cioè andare oltre). Sono Marianna Madia, Anna Maria Furlan, Elisabetta Gualmini e dulcis in fundo la vice presidente del Parlamento europeo Pina Picierno. Le prime due hanno aderito a Italia Viva di Matteo Renzi, la terza ha preferito Azione di Carlo Calenda, la quarta è emigrata al PDE di Sandro Gozi, un movimento europeo centrista di orientamento liberale.
È lei (la Picierno) a spiegare in modo chiaro i motivi del dissidio. “Non mi sentivo più nel partito che avevamo fondato”. Perché troppo di sinistra? Forse (ironicamente) la rivoluzione della Schlein comincia a dare i suoi frutti?
Le motivazioni dell’addio e il caso Picierno
Ragioniamo con tranquillità: due protagoniste del gruppo se ne sono andate perché attratte dalle parole del loro segretario che ha nel suo curriculum il fatto di essere stato presidente del consiglio. La terza ha scelto Azione. La quarta è senza dubbio la deputata che ha destato più scalpore: ha optato di “rimanere nel vecchio continente”, lontano un miglio dai dissapori e dalle correnti che si danno battaglia nel Partito Democratico.
Elly si è detta dispiaciuta, ma non ha nemmeno risposto alla lettera della Picierno che annunciava le sue dimissioni. Questo atteggiamento ha un chiaro significato: i dem, per la segretaria, non tornano indietro. La svolta a sinistra rimane, così come la grande indulgenza verso i 5Stelle: un’accusa, questa, che sostiene una buona parte degli esponenti del Pd, i cosiddetti riformisti.
I malumori dei riformisti e le tensioni nel campo largo
Silenzio, dunque, dalla più importante inquilina di via del Nazareno. Comunque, aver snobbato la missiva della vice presidente del parlamento europeo non ha sortito l’effetto voluto perché non sono affatto mancate le polemiche e gli attriti di coloro che vorrebbero riportare il Pd alla sua origine: progressisti sì, ma fino ad un certo punto.
Le acque sono agitate nel maggior partito d’opposizione. Sembravano essersi placate dopo la sbornia positiva del referendum, ma la felicità ha avuto lo spazio di un mattino perchè già con le amministrative la musica è cambiata e la maggioranza ha rialzato la testa forte dei sondaggi tornati ad essere positivi. Che cosa manca alla minoranza per un cambio della guardia a Palazzo Chigi? Probabilmente un leader che non trascorra le sue giornate a rintuzzare i colpi non solo degli avversari, ma anche degli amici-nemici. Giuseppe Conte non è il solo a desiderare quella poltrona. Ce ne sono altri che lavorano nell’ombra, anche se ora non sono più nascosti come una volta. Dai vertici del campo largo non si dice espressamente nulla, ma non sono pochi coloro che guardano con invidia al posto occupato dalla Meloni. Tanto che addirittura Romano Prodi (il padrino dell’Ulivo) si è lasciato andare qualche giorno fa e ha esclamato ad un gruppo di amici che la pensano come lui. “Magari l’avessimo noi una come lei”.
Tra opposizione e governo, il clima politico resta incerto
I mugugni continuano; pure Beppe Grillo, tornato da un angolo dimenticato, tuona: “Se questa è l’avversaria numero uno della destra povera Italia”. “L’ottimismo è quasi al tramonto”, ritiene un senatore, stretto collaboratore della premier, che preferisce non apparire. Sui social più vicini alla maggioranza appaiono i primi affondi ironici: “E’ nato il PUP, il partito unico della patrimoniale. “Non hanno altri argomenti, hanno risfoderato vecchi slogan perchè non sanno più che dire”
In via del Nazareno l’atmosfera non è agitata come altrove. Elly Schlein è convinta che, con la pazienza, il campo largo troverà l’unione indispensabile per tornare a governare il Paese. Dalla sua parte ha Maurizio Landini. È un bene o un male? “Chi si accontenta gode”, sibilano a destra. Insomma, la pace non è un sostantivo che ha un gran seguito. Se si va al di là dei confini è ancora peggio: un giorno si è vicini alla tregua e alla fine della guerra. Ventiquattro ore dopo si ricomincia da capo e l’economia va a pezzi con le massaie (le prime vittime di questa situazione) che ogni giorno fanno i salti mortali per contenere le spese.
