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Il sindaco Giuseppe Sala ha sbagliato a criticare i Pm milanesi, esultando dopo la sentenza di assoluzione per i fatti della “Torre”, perché la partita non finisce qui: ci sono ancora due possibili gradi di giudizio e tutto dipenderà dalla composizione delle “Corti” successive.
Un uomo politico di lungo corso come Sala, che ha governato con le destre e le sinistre, avrebbe dovuto mantenere un basso profilo, limitarsi a rispettose frasi di rito, evitare di esprimere un giudizio sull’operato dei Pm che volevano “sovvertire la democrazia urbanistica” e che avrebbero “fatto politica”. Insomma, Egli non doveva ricondurre le figure professionali dei Pm alla categoria dei magistrati specializzati in reati ambientali.
L’ambientalista “togato” utilizza la spada del diritto contro I termovalorizzatori, l’energia fossile, la siderurgia inquinante, i Piani Regolatori invasivi. Egli non si occupa delle ricadute economiche delle proprie iniziative: si batte con ogni mezzo per i “Principi”. Mentre il legislatore deve indicare le entrate destinate a coprire le nuove spese, il Giudice non ha alcun obbligo a questo riguardo perché “De minimis non curat praetor”.
Ne costituisce un esempio la recente sentenza della Cassazione a Sezioni Unite secondo cui i migranti detenuti nei CPR hanno diritto a risarcimento automatico in caso di procedure burocratiche irregolari. Trionfo del Diritto interno e internazionale, di cui parleranno nei secoli futuri gli umani trasferitisi su Marte. Ma quale capitolo di spesa dovrà essere aperto dalla Ragioneria dello Stato per effettuare i pagamenti previsti, dovranno forse essere sottratte risorse destinate ai clochard e alle mense per i poveri?
La stessa cosa accade a Milano: quali sarebbero stati gli effetti concreti delle richieste dei Pm? Avrebbero pagato i privati e gli speculatori o solamente l’Erario? I Pm milanesi volevano distruggere il “mostro”, cioè il grattacielo. Infatti, in caso di sentenza definitiva di condanna l’immobile sarebbe passato al Comune che lo avrebbe dovuto abbattere. Era questo il “piatto forte” dell’accusa; tutto il resto si limitava a qualche sanzione a persone fisiche i cui reati erano in gran parte prescritti.
In questo breve intervento non si può fare la storia del “processo”, anche se il “copione” è piuttosto collaudato. Si cercano anzitutto prove di atti corruttivi, per dimostrare che c’è stato del “marcio”. Questo “filone” affidato alla PT, non sembra aver prodotto risultati utili per l’accusa. Da parte Sua, il Sindaco ha rivendicato l’onestà di funzionari e assessori.
La tesi giuridica dell’accusa si riduce al rilievo che sarebbe stato costruito un grattacielo di 24 piani come se si fosse trattato di una semplice “ristrutturazione”.
Quando Sala parla di magistrati “politicizzati”, si riferisce al fatto che questi vogliono impedire di realizzare la City. Solo che questo progetto non l’hanno approvato gli speculatori, bensì il Comune che diventa in ogni caso responsabile delle conseguenze economiche della delibera, dal momento che gli “investitori” facevano conto sulla correttezza delle delibere comunali.
Se ci sono stati fatti corruttivi in questo tragitto, non abbatti l’edificio ma aggredisci il patrimonio del “corruttore”, che fino ad oggi non è stato individuato. Può un Organo giudiziario compromettere i diritti delle “famiglie sospese”, estranee ai delitti perseguiti? Lo proibisce l’art 27 della Costituzione secondo cui la responsabilità penale è personale. Quando sequestrano il tuo appartamento in relazione ad un reato di chi te l’ha venduto, subisci direttamente la “pena” pur essendo “innocente”. Ammettiamo che avessero ragione i Pm e che le licenze edilizie fossero state rilasciate con frode: sarebbe legittimo sequestrare un grattacielo in danno di una pletora di persone estranee al delitto? E se questo fosse “nella natura delle cose”, chi dovrebbe risarcire gli acquirenti degli appartamenti? Non certo l’imprenditore a rischio di fallimento: alla fine ci deve pensare la mano pubblica.
La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha infatti stabilito che se il Comune diventa insolvente, come potrebbe accadere in relazione all’entità stratosferica dei valori in gioco, dovrà essere lo Stato a pagare i creditori. Non sarebbe quindi stravolgente se il Governo pensasse a un provvedimento di “sanatoria” per impedire il danno erariale. Non si tratterebbe di un provvedimento di favore per il costruttore, bensì per lo Stato e i cittadini. Si potevano perseguire i reati ascritti, chiedere l’arresto degli imprenditori e dei funzionari responsabili, cancellare dagli albi i professionisti coinvolti, senza bisogno di richiedere la “confisca”.
A meno di ritenere che gli acquirenti fossero tenuti a verificare ogni volta la legittimità dei titoli concessori e considerarli responsabili per “omissione” di doverosi controlli preventivi. I “danneggiati” milanesi non sanno se temere di più i “banditi” che avrebbero falsificato le carte oppure i magistrati che indagano sui “banditi”. È quindi certo al di là di ogni ragionevole dubbio che, qualora nei gradi successivi del giudizio, fossero accolte le richieste della Procura, il Comune dovrebbe pagare i danni sopportati dagli acquirenti delle unità immobiliari e dagli altri creditori. In linea di fatto, l’Ente pubblico è l’unico soggetto nel mirino della procura che dovrà far fronte a qualsiasi tipo di danno patrimoniale.
Lo stesso sindaco Sala attenua le proprie critiche, riconoscendo la buonafede dei Pm, “tenuto conto che la normativa sull’urbanistica è incomprensibile anche per gli addetti ai 3 lavori”. Il che apre il discorso sulle responsabilità di chi ha concepito le leggi. I legislatori del passato pensavano che bastasse regolare il comparto edilizio con norme restrittive accompagnate da sanzioni sempre più pesanti per colpire gli “imprenditori”, senza prevedere che le irregolarità potessero essere riconducibili alle burocrazie, dei cui errori deve farsi carico lo Stato ai sensi dell’art. 28 della Costituzione. Rilevo che la Carta Costituzionale è diventata un Testo buono per le “omelie” L’art. 111 della Legge Suprema prevede la ragionevole durata del processo. Considerata la percentuale delle sentenze “riformate” e l’entità dei “risarcimenti”, possiamo concludere che la Magistratura sta rispettando la Costituzione? Si afferma che i giudici possono certo sbagliare, ma che il cittadino può far conto su tre gradi di giudizio.
Ho assistito centinaia di imprenditori, arrestati prima del processo per reati complessi come il falso in bilancio o il concorso “morale” in aggiotaggio. Moltissime di quelle iniziative giudiziarie sono finite nel nulla e gli imprenditori sono stati assolti dopo estenuanti processi. Si dirà, vedi che alla fine la giustizia ha trionfato? Peccato che nel frattempo le banche hanno revocato i fidi, l’azienda è fallita, tanti lavoratori sono finiti sulla strada. I tempi dell’economia non coincidono con quelli della giustizia. In presenza di un quadro giuridico incerto non si dovrebbero mai effettuare arresti o chiedere confische. Quando sono in gioco interessi pubblici, i magistrati e le altre istituzioni statuali si devono parlare fra loro. La rinuncia definitiva ai “sequestri” da parte della procura di Milano, sarebbe una soluzione di buon senso. L’unico effetto certo del processo di Milano è che il livello di affidabilità economica dell’Italia nel mondo si è abbassato pericolosamente.
