Morte Fakir a Bologna, scatta lo “scudo penale” per poliziotti e sanitari intervenuti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La Procura di Bologna ha applicato lo “scudo penale” nei confronti delle sei persone intervenute domenica mattina in via Italo Svevo, dove è morto Abderrahim Fakir. Nel provvedimento sono stati inseriti con un’annotazione preliminare due agenti del commissariato Bolognina, due operatori della Croce Rossa dell’ambulanza “Bologna 65” e due sanitari dell’automedica del 118 “Bologna 106”.
La decisione non equivale a un’iscrizione nel registro degli indagati, ma rappresenta una procedura prevista dal nuovo decreto Sicurezza. Il magistrato sta infatti valutando l’eventuale presenza di una “causa di giustificazione”, cioè una situazione nella quale un comportamento, pur potenzialmente rilevante dal punto di vista penale, potrebbe non essere punibile perché determinato da circostanze previste dalla legge.
Tra le ipotesi considerate rientrano la legittima difesa, lo stato di necessità, l’adempimento del dovere e, per gli appartenenti alle forze dell’ordine, l’uso legittimo delle armi.
Accertamenti fino a 150 giorni prima di eventuali iscrizioni
La nuova procedura consente alla Procura di svolgere verifiche senza procedere immediatamente con un’indagine formale nei confronti delle persone coinvolte. L’annotazione preliminare può durare fino a 150 giorni e permette agli inquirenti di raccogliere elementi utili per stabilire se esistano responsabilità penali oppure se la vicenda debba essere archiviata.
Lo “scudo” prevede inoltre una tutela economica per gli appartenenti alle forze dell’ordine, alle forze armate e ai vigili del fuoco coinvolti in procedimenti legati al servizio, con una copertura legale fino a 10 mila euro. In caso di dolo accertato, però, le somme eventualmente anticipate possono essere recuperate nei confronti del dipendente.
Se dalle verifiche dovessero emergere elementi concreti a carico degli operatori coinvolti nella morte di Fakir, la protezione verrebbe meno e scatterebbe la normale iscrizione nel registro degli indagati.
La procedura prevista dalla nuova normativa
Il nuovo meccanismo modifica l’applicazione dell’articolo 335 del codice di procedura penale, che prevede l’iscrizione nel registro degli indagati quando emergono elementi riconducibili a un possibile reato. Con la nuova disciplina, invece, in presenza di una causa di giustificazione apparentemente evidente, il pubblico ministero può procedere con l’annotazione preliminare.
La norma stabilisce che “quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, il pubblico ministero procede all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito il fatto medesimo”.
Tra le cause di giustificazione riconosciute dal codice penale figurano l’esercizio di un diritto, l’adempimento di un dovere, la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi e lo stato di necessità. La procedura potrà portare alla richiesta di archiviazione entro trenta giorni se non saranno necessari ulteriori approfondimenti, oppure consentire ulteriori accertamenti entro un massimo di 120 giorni. In caso di incidente probatorio, invece, scatterebbe comunque l’iscrizione nel registro degli indagati.
