Sardegna, la guerra alla cannabis: scoperta una maxi piantagione da 24 milioni di euro (foto ANSA) - Blitz quotidiano
È un odore intenso quello che accoglie i carabinieri appena arrivano nelle campagne di Uta, a circa mezz’ora da Cagliari. In quest’area isolata era stata allestita una vera e propria struttura per la coltivazione della cannabis, composta da diverse serre e protetta da una rete metallica. Durante l’operazione sono state individuate circa 30mila piante, già in una fase avanzata della crescita e quindi prossime all’immissione sul mercato. Secondo una stima basata sul prezzo medio della marijuana al dettaglio, il quantitativo sequestrato avrebbe potuto generare ricavi per circa 24 milioni di euro. La Sardegna si conferma così un territorio sempre più interessato dal fenomeno delle coltivazioni illegali di cannabis.
Il cucciolo trovato accanto alle serre
Durante il blitz, i militari hanno trovato anche un cucciolo di cane, probabilmente utilizzato per sorvegliare l’area. Spaventato dall’irruzione, l’animale si era nascosto e soltanto dopo la conclusione dell’operazione è tornato allo scoperto. Il cane era in condizioni di forte sete e ha bevuto rapidamente da una bacinella presente in una costruzione vicina alle serre. L’edificio era utilizzato come alloggio dal custode e dagli altri uomini che si alternavano nei turni di sorveglianza. All’interno sono stati trovati materassi, cibo in scatola e immagini religiose. Il custode, interrogato dagli investigatori, avrebbe scelto di non collaborare e non avrebbe fatto alcun riferimento all’animale, che è stato successivamente affidato ai carabinieri.
Cannabis e assalti ai portavalori
Le indagini puntano ora a comprendere la struttura economica e criminale che potrebbe trovarsi dietro queste coltivazioni. Il generale Luigi Grasso, comandante provinciale dei carabinieri di Cagliari, ha collegato il fenomeno delle piantagioni a un altro fronte investigativo particolarmente delicato: gli assalti ai furgoni portavalori. Tra il 2025 e gli anni precedenti si sono verificati diversi episodi, dalla rapina di Torpé all’assalto sulla Statale 387 fino all’azione condotta sull’Aurelia, in Toscana. Secondo le ipotesi investigative, parte del denaro ottenuto attraverso queste offensive potrebbe essere stato destinato al finanziamento delle piantagioni di cannabis. Gli investigatori stanno quindi cercando eventuali collegamenti tra i diversi gruppi criminali e i loro flussi di denaro.
Le “cooperative criminali” e la rete della droga
L’obiettivo degli inquirenti è anche quello di ricostruire l’eventuale reinvestimento dei capitali illeciti in attività apparentemente legali, dal settore immobiliare a quello turistico e alberghiero. Nel frattempo prosegue la caccia alle piantagioni nascoste nelle zone più isolate della Sardegna. Le squadriglie dei carabinieri di Nuoro si muovono per chilometri a piedi, tra montagne, canyon e campagne prive di strade, cercando serre protette da foto-trappole, accessi abusivi all’acqua e persino bunker sotterranei. I trafficanti, secondo gli investigatori, utilizzano vere e proprie strategie di contromisura per evitare di essere scoperti. Il colonnello Gennaro Cassese parla di “cooperative criminali”, sottolineando però che al momento non ci sarebbero prove definitive dell’esistenza di un’unica regia centrale. Il fenomeno resta comunque sotto stretta osservazione, mentre aumenta la preoccupazione per la diffusione della cannabis e per i suoi effetti, soprattutto tra i più giovani.
