Ex Ilva, Acc, Electrolux...72 i tavoli di crisi aperti, 50mila posti a rischio solo tra i metalmecanici (foto Ansa-Blitzquotidiano)
A come Acc Italia, B come Bekaert, C come Carcano, fino a W di Wartsila.
I tavoli di crisi e di monitoraggio aperti al ministero delle Imprese e del made in Italy formano un alfabeto di aziende in difficoltà e lavoratori in sospeso.
Elecrolux, un caso emblematico
Sono oltre cinquantamila solo i dipendenti delle imprese metalmeccaniche a rischio, secondo un’analisi della Uilm.

Dall’acciaio all’auto, dall’elettrodomestico alle telecomunicazioni, le vertenze in alcuni casi – come l’ex Ilva – durano da oltre un decennio, in altri casi tornano ad acuirsi dopo che sembravano risolte.
È questo il caso di Electrolux con cui è in corso la trattativa per scongiurare il piano shock annunciato a maggio, con 1700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi.
Una storia che sembra un ritorno al 2014, quando il gruppo di elettrodomestici aveva presentato un altro piano di forte ridimensionamento, ritirato dopo mesi di negoziati e lotte sindacali grazie a un accordo istituzionale.
Dai 52 tavoli di crisi del 2024 ai 76 di oggi
“I tavoli di crisi aperti al Mimit sono passati da 52 nell’estate del 2024 a 76 oggi: un aumento del 46% in appena due anni. Se consideriamo l’ultimo anno sono aumentati del 13% e il 62% riguarda imprese metalmeccaniche, per oltre 50mila lavoratori direttamente coinvolti, senza nemmeno l’indotto. Sono numeri drammatici, che raccontano un’emergenza industriale che non può più essere affrontata per compartimenti stagni”, dichiara all’ANSA il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, presentando un’analisi del sindacato aggiornata al 27 luglio 2026.
“L’acciaio prodotto dall’ex Ilva serve all’automotive, all’elettrodomestico, alla meccanica. Se manca una siderurgia competitiva, se l’energia costa il doppio rispetto ai nostri concorrenti europei e se le regole comunitarie continuano a penalizzare la produzione, è inevitabile che aumentino le crisi industriali. È questo il filo che lega vertenze apparentemente diverse”, aggiunge Sperti.
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