Cos'è la cultura woke, cosa significa e perché agita tanto a sinistra
Cerchiamo di capire cosa si intende per “cultura woke” dopo il grande dibattito che si è aperto, a sinistra, a seguito dell’intervista di Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata vicino alle posizioni della frangia socialista interna al Partito Democratico Usa guidata da Bernie Sanders.
“Woke” significa “consapevole” e indica l’atteggiamento di chi presta attenzione alle ingiustizie sociali. Nato originariamente all’interno della comunità afroamericana durante le proteste di Black Lives Matter, Woke indica la necessità di restare vigili contro i pregiudizi. Il concetto, dal significato originale legato solo alle discriminazioni raziali, è diventato poi uno dei cavalli di battaglia della sinistra specialmente statunitense finendo per essere usato per contrastare le discriminazioni presenti in settori della società come donne e comunità LGBTQ+.
Per la cultura woke bisogna quindi “aprire gli occhi” sulle disuguaglianze nascoste nella società. All’atto pratico si spinge a trasformare questa consapevolezza in azioni concrete come l’utilizzo di un linguaggio inclusivo e l’attuazione di politiche a favore delle diversità.
Il termine è stato successivamente appropriato dai conservatori statunitensi con una connotazione negativa indicando un presunto dogmatismo intollerante del mondo progressista. Nel mirino dei conservatori anche italiani sono così finite le espressioni cosidette “politicamente corrette” che portano ad esempio a togliere il maschile e femminile dalle parole scegliendo il neutro (la schwa rappresentata nelle parole dal simbolo fonetico “ə” ndr).
Il caso della Disney
La cultura woke (o ideologia, come dir si voglia) ha infuenzato anche le grandi aziende. Il caso più famoso è quello della Disney che è arrivata a fare delle scelte di casting e di narrazione recenti che hanno generato enormi divisioni culturali e problemi al botteghino a causa di modifiche ai personaggi rappresentati nei loro film. Il caso più famoso è quello del remake di Biancaneve in cui sono stati inseriti personaggi di colore che nella storia originale non erano presenti.
A seguito delle forti critiche ricevute, l’azienda ha deciso di fare marcia indietro ridimensionando alcune politiche interne di diversità ed equità per riavvicinarsi al grande pubblico pagante.
Il dibattito nella sinistra italiana
Dopo Alexandria Ocasio-Cortez è stato il Financial Times a porsi la domanda: “Perché un socialista deve necessariamente essere anche woke?”. La risposta al giornale, in Italia è arrivata da Giuseppe Conte: “Alla sinistra non serve”, perché “il nemico da combattere è questa società di diseguali”.
L’ex premier ha così voluto accelerare nel duello sotterraneo con Elly Schlein, accreditandosi come leader di una sinistra più popolare, attenta ai diritti ma orientata al sociale. La segretaria dem ha risposto spostando il terreno di gioco e dalle colonne di Milano Finanza non ha pronunciato la parola mettendo sul tavolo invece industria, crescita, salari, investimenti e bollette.
A Conte ha però replicato il responsabile diritti del Pd, l’europarlamentare Alessandro Zan: “La dignità delle persone non si divide in categorie”. La linea del partito è affine a quella della sinistra spagnola di Pedro Sanchez: a lavoro, casa, salute e istruzione si affianca il dirittto “ad amare, ad autodeterminarsi, a vivere liberi e senza discriminazioni”.
Matteo Renzi è invece (per una volta) vicino alle posizioni di Giuseppe Conte: “Adesso si svegliano tutti. A cominciare dai dem americani”, ha osservato, intestandosi le prime battaglie contro “l’ubriacatura woke”. La capogruppo di Italia Viva al Senato, Raffaella Paita, è stata ancora più netta: “Le teorie woke fanno male alla sinistra”.
Questa lettura che non è stata condivisa da Avs che con Elisabetta Piccolotti ha fatto un ragionamento più ampio: “Chi ha chiesto di cancellare feste nazionali, abbattere statue, importare la cancel culture?”. Per la Piccolotti è “semplicemente una menzogna” l’accusa di aver sacrificato il sociale sull’altare dei diritti civili. In Italia la cultura woke è “un fantasma agitato dalla destra” per contrapporre diritti e giustizia sociale ha rincarato la dose la collega eurodeputata Ilaria Salis, bollando la disputa come una “stupidaggine colossale”.
A chiudere il cerchio è stato infine Riccardo Magi che si è detto convinto che, in un Paese senza una legge sul fine vita, dove le coppie gay non possono adottare e l’accesso alla procreazione assistita resta limitato, l’aut aut sia un errore.
