Trump alza il muro: quasi 50mila arresti in un mese, è record negli Stati Uniti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
L’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo dell’immigrazione, ha registrato a luglio un nuovo record di arresti negli Stati Uniti durante il secondo mandato di Donald Trump. Gli agenti hanno fermato complessivamente 49.571 persone, il dato mensile più elevato dall’inizio della nuova amministrazione.
Il numero rappresenta un aumento significativo rispetto ai mesi precedenti: gli arresti sono cresciuti del 15% rispetto ai 43.021 di giugno e del 70% rispetto ai 29.241 di febbraio. I dati sono stati forniti dall’ICE al Deportation Data Project dell’Università della California, Berkeley, e analizzati dall’Associated Press.
La stretta sull’immigrazione
Il dato conferma l’intensificazione della politica dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione irregolare. Dopo una prima fase caratterizzata da operazioni molto visibili nelle grandi città americane, l’ICE ha progressivamente spostato l’attenzione verso arresti meno appariscenti, ma comunque in grado di produrre un forte impatto sulle comunità interessate.
Una parte significativa degli arresti è stata inoltre realizzata attraverso la collaborazione tra l’agenzia federale e le forze dell’ordine locali. In particolare, nel mese di luglio queste partnership hanno portato a circa 6.500 arresti, pari a circa il 13% del totale.
Maxi operazione tra Washington, Maryland e Virginia
Tra le operazioni più importanti c’è quella denominata “Safe Community”, condotta tra Washington, Maryland e Virginia. L’operazione è iniziata il primo agosto ed è durata 14 giorni, portando all’arresto di oltre 1.300 immigrati privi di documenti.
Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna, quasi 400 delle persone fermate erano state condannate o incriminate per reati commessi negli Stati Uniti. Tra gli arrestati figuravano inoltre, secondo le autorità, alcuni membri di gang come MS-13, 18th Street Gang e Tren de Aragua.
Il record di luglio si inserisce quindi nella più ampia strategia dell’amministrazione Trump, che ha intensificato le attività di controllo e detenzione con l’obiettivo di aumentare il numero delle espulsioni dal Paese.
