Nepal, sale a 95 il bilancio delle vittime dell’alluvione: ancora centinaia di dispersi
(Foto Ansa)
È salito a 95 morti il bilancio della grave alluvione che ha colpito l’area al confine tra Nepal e Tibet. Lo riferisce la polizia, mentre proseguono le ricerche dei dispersi e le operazioni di soccorso nelle zone devastate dalla piena improvvisa del fiume Bhote Koshi.
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L’evento ha colpito in particolare il distretto nepalese di Rasuwa e le aree circostanti. Tra le persone ancora irreperibili figurano 32 membri della polizia nepalese e dell’Armed Police Force nella località di Timure, vicino al confine con la Cina. Altri 60 lavoratori impegnati nel progetto idroelettrico Langtang Khola risultano dispersi, così come 15 dipendenti dell’ufficio doganale di Rasuwa a Timure, secondo quanto riferito dal responsabile dell’ufficio, Rajendra Dhungana.
Il bilancio delle vittime è quindi ulteriormente aumentato rispetto alle prime stime, che indicavano 17 morti a Rasuwa e altre vittime nei distretti di Nuwakot e Dhading. Sul versante tibetano, nella contea di Gyirong, una frana ha provocato a sua volta “gravi perdite” e un numero ancora imprecisato di dispersi.
Secondo una ricostruzione fornita all’ANSA dal climatologo del Consorzio Lamma-Cnr Tommaso Torrigiani, all’origine dell’alluvione-lampo ci sarebbe stato un terremoto di magnitudo 4.4 avvenuto in alta montagna al confine tra Nepal e Tibet. “Le alluvioni-lampo – aggiunge – riguardano in genere corsi d’acqua minori, e possono essere pericolose perchè inaspettate. Spesso interessano zone dove non cade nemmeno una goccia d’acqua: in questo caso è stato un sisma, di magnitudo 4.4 a provocarla”.
La frana innescata dal terremoto avrebbe riversato una enorme quantità di detriti nel fiume Bhote Koshi, provocando una violenta colata di fango. “La frana innescata dal sisma al confine tra Nepal e Cina, sulle montagne del Tibet, riversandosi sul corso d’acqua ha causato la formazione di colate di fango che hanno buttato giù un ponte, invaso dei villaggi via via più abitati scendendo di quota”, ha spiegato Torrigiani. La massa di detriti avrebbe inizialmente travolto i centri abitati lungo il fiume, arrivando fino ai villaggi situati a circa 500 metri di altitudine.
L’esperto sottolinea inoltre che fenomeni di questo tipo potrebbero verificarsi anche in Italia, soprattutto nelle aree montane. “A differenza delle esondazioni ad esempio dell’Arno o del Po, queste si potrebbero verificare in maniera improvvisa e su zone estremamente localizzate”, ha concluso.
Particolarmente delicata resta la situazione dei cittadini stranieri presenti nella zona. Il Nepal Tourism Board aveva inserito in una lista preliminare 384 persone irreperibili, tra cui 291 stranieri e 93 nepalesi, sulla base delle informazioni raccolte da dieci agenzie turistiche. Tra gli stranieri figuravano 105 cittadini indiani e persone provenienti da Australia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Malaysia, Regno Unito e Sudafrica.
Sul fronte italiano, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato sulle condizioni dei due connazionali coinvolti. “I due italiani che risultano coinvolti sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia e li aiuteremo a rientrare quando riterranno opportuno, non abbiamo notizie di altri italiani coinvolti”, ha dichiarato Tajani durante un punto stampa al Meeting di Rimini.
La Farnesina continua a seguire la situazione attraverso l’Unità di Crisi, in coordinamento con la rete diplomatica italiana nell’area. Le autorità nepalesi hanno intanto proseguito le ricerche con esercito, polizia e Armed Police Force, impiegando anche droni per individuare persone isolate e valutare i danni. Gli abitanti delle zone lungo i fiumi Bhote Koshi e Trishuli sono stati invitati ad allontanarsi dalle rive e raggiungere aree sicure.
