Strage di Pietralata, la famiglia trovata morta in casa: le lettere d’addio e gli ultimi segnali prima della tragedia (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Una famiglia distrutta e un quartiere sotto choc. È quanto emerge da via dell’Antracite, a Pietralata, dove Valentina Pambianco e Luca Abbasciano, entrambi quarantenni, sono stati trovati morti nella loro abitazione insieme alla figlia Bianca, cinque anni. I corpi sarebbero rimasti nell’appartamento per alcuni giorni, fino a quando i fratelli di Luca, non riuscendo più a mettersi in contatto con lui, hanno deciso di chiamare i soccorsi.
La pistola e le lettere d’addio
Sul caso stanno lavorando i carabinieri del Reparto operativo e della compagnia Montesacro, coordinati dalla Procura. L’ipotesi al momento presa in considerazione è quella di un omicidio-suicidio, ma gli investigatori devono ancora stabilire con esattezza cosa sia accaduto nell’abitazione.
Accanto ai corpi è stata trovata una Glock, arma che Luca Abbasciano aveva acquistato e regolarmente denunciato. Anche il cane della famiglia, Teo, è stato trovato morto. Elemento particolarmente importante per gli investigatori sono invece le circa venti lettere rinvenute sul tavolo del soggiorno.
Le buste erano indirizzate a diversi familiari e contenevano indicazioni sulla gestione dei beni della coppia. In uno dei messaggi, destinato a uno dei fratelli di Luca, compariva la frase: “Pensa tu a papà”. Gli investigatori analizzeranno ora i contenuti delle lettere per verificare se possano fornire elementi utili a comprendere le ragioni della tragedia.
La malattia di Bianca e i segnali degli ultimi mesi
Una delle piste al centro degli accertamenti riguarda le difficoltà affrontate dalla famiglia per le condizioni della bambina, nata prematura e affetta da una grave disabilità. I genitori, secondo quanto raccontato da persone vicine alla coppia, avrebbero cercato diverse possibilità per garantire a Bianca le cure migliori.
“Per far curare Bianca avevano tentato di tutto – raccontano i conoscenti della coppia -, avevano anche pensato di portarla da uno specialista in Messico”.
Valentina aveva lasciato il lavoro per dedicarsi alla figlia, che trascorreva gran parte del tempo in casa. La famiglia era inoltre conosciuta dai servizi sociali del IV Municipio, che avevano attivato un percorso di assistenza domiciliare. Resta da capire se, oltre alla difficile situazione legata alla salute della bambina, fossero emersi anche problemi economici o altri elementi capaci di aggravare ulteriormente il quadro familiare.
“Da qualche tempo però Valentina aveva smesso di sorridere”, racconta Cristina. Anche il presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti, parla di una famiglia seguita dai servizi e aggiunge: “Siamo sbigottiti per tutto quello che è successo, un dramma. Era una famiglia normale, persone perbene. C’era la disabilità della bimba che era un po’ difficile da accettare: la solitudine è il più grosso male che c’è oggi al mondo”.
