(Foto Ansa)
Il visto turistico italiano potrebbe diventare uno dei punti centrali dell’inchiesta sull’attacco ibrido all’aeroporto di Lipsia. Secondo quanto riportato dalla Bild, infatti, uno dei due sospettati individuati dalle autorità tedesche, un uomo di origine bielorussa in possesso di passaporto russo e con presunti legami con i servizi segreti di Mosca, aveva ottenuto un visto turistico rilasciato dall’Italia. Un elemento che potrebbe avergli consentito di entrare nell’area Schengen e successivamente in Germania, anche se fonti qualificate della sicurezza italiana hanno precisato che l’uomo non sarebbe mai transitato dal nostro Paese.
Il secondo sospettato è invece di origine russa e ha un passaporto lettone. Le indagini tedesche, che si concentrano complessivamente su quattro persone, hanno portato all’identificazione dei primi due attraverso le tracce di Dna e l’analisi delle celle telefoniche.
Il caso del visto italiano
La vicenda riguarda i tre droni carichi di esplosivi individuati tra il 4 e il 14 agosto nell’area dell’aeroporto di Lipsia, uno dei quali aveva colpito, senza provocare conseguenze drammatiche, un aereo cargo della Dhl. Berlino ha formalmente attribuito l’operazione alla Russia, in quello che viene considerato un nuovo fronte della guerra ibrida contro l’Europa.
Il caso del visto italiano rischia ora di riaprire il dibattito europeo sull’ingresso dei cittadini russi per turismo. “Dobbiamo davvero limitare il rilascio dei visti turistici”, ha detto l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas. E Pina Picierno ha ricordato che nel 2025 i Paesi Ue hanno rilasciato oltre 477mila visti turistici a cittadini russi, in aumento rispetto all’anno precedente. Italia, Francia e Spagna figurano tra i Paesi maggiormente coinvolti.
Sul fronte della sicurezza, intanto, la Danimarca ha denunciato piani russi di sabotaggio contro l’industria della difesa. “Constatiamo che anche le aziende danesi sono oggetto di concreti piani di sabotaggio da parte della Russia e che i servizi segreti russi stanno preparando attivamente azioni di sabotaggio rivolte all’industria della difesa in Danimarca”, ha dichiarato Emil Græsholm, capo del controspionaggio del Pet.
