Diabolik, anatomia di un omicidio mafioso a Roma. 7 arresti, il boss in carcere Senese "mandante apicale" (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Un’azione con il metodo mafioso finalizzata ad agevolare il clan Senese, egemone nell’area in cui il delitto è stato consumato. Così il gip di Roma definisce l’omicidio di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik nell’ordinanza che ha disposto il carcere per 7 persone. Diabolik fu ucciso nel Parco degli Acquedotti a Roma il 7 agosto del 2019.
Versava appena duemila euro mensili al clan
I reati contestati a vario titolo ai sette sono omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Fabrizio Piscitelli fu ucciso – riferisce l’ordinanza – perchè, pur essendo affiliato al clan Senese, si era reso autonomo nel traffico di stupefacenti e rifiutava di corrispondere la dovuta quota sui profitti delle sue attività illecite, versando somme irrisorie (circa 2.000-3.000 euro mensili a fronte di ingenti quantitativi di droga commercializzati).
L’azione punitiva
Indiziato come mandante apicale appunto Michele Senese storico capo dell’omonimo clan che, secondo gli inquirenti, avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli.
L’azione punitiva sarebbe servita – secondo quanto emerso dalle indagini – a riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato.
Con Senese sono finiti in carcere altri esponenti di primo piano della criminalità romana, a cominciare da Leandro Bennato, indiziato quale mandante e organizzatore e al vertice del gruppo criminale operante su tutta la città di Roma.
Anatomia di un omicidio
Sarebbe stato lui a deliberare l’eliminazione di Piscitelli considerato un concorrente scomodo sul mercato della cocaina per estromtterlo e conquistare il controllo criminale della zona della Tuscolana.
Bennato avrebbe pianificato la logistica sul luogo, effettuando sopralluoghi preliminari e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato.
Il ruolo di gancio e mandante, secondo le indagini, sarebbe stato ricoperto da Alessandro Capriotti. Lui, noto broker di cocaina, avrebbe agito in concorso, concordando la trappola mortale.
Capriotti avrebbe infatti fissato un appuntamento fittizio con Piscitelli presso la panchina del parco di via Lemonia alle ore 19.00 del 7 agosto 2019, attirandolo scientemente nel raggio d’azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell’area.
Un clima di omertà e faida
L’omicidio di Diabolik generò nel territorio romano un diffuso clima di assoggettamento ed omertà. Una condizione resa evidente dalla reticenza dei testimoni oculari e dei sodali più stretti della vittima.
Nel provvedimento si ricostruisce anche nel dettaglio la faida che si scatenò dopo la morte di Fabrizio Piscitelli, con 4 tentativi di omicidio e l’aggressione in carcere Calderon Raul Esteban da parte di albanesi legati a Diabolik. E si parla di un’estorsione e di un’intimidazione armata che venne eseguita su ordine di Piscitelli prima del suo omicidio.
