(Foto Ansa)
Il mercato del lavoro italiano cresce, ma diventa progressivamente più anziano. Tra il 2021 e il 2026 il tasso di occupazione è aumentato di 4,4 punti percentuali, pari a circa 1,6 milioni di occupati in più, mentre quello di disoccupazione è diminuito di 3,4 punti, con 787 mila persone in meno alla ricerca di un impiego. È quanto emerge da un focus dell’Istat contenuto nella Nota sull’andamento dell’economia di settembre.
L’aumento dell’occupazione ha interessato quasi tutte le fasce d’età, con una sola eccezione significativa: i giovani, per i quali il tasso è sceso di 1,2 punti. Un andamento legato anche al prolungamento degli studi e, quindi, al ritardo nell’ingresso nel mercato del lavoro.
La crescita più marcata si è registrata invece tra i 50 e i 64 anni, con un aumento del tasso di occupazione di 7,8 punti. Secondo l’Istat, a incidere sono stati soprattutto l’innalzamento dell’età pensionabile, che ha prolungato la permanenza al lavoro, e l’aumento dei livelli di istruzione, che ha spostato in avanti sia l’ingresso nel mercato sia, di conseguenza, l’uscita.
A questi fattori si aggiunge l’invecchiamento demografico. La diminuzione della popolazione nelle fasce sotto i 50 anni e l’aumento degli over 50 hanno modificato anche la composizione degli occupati.
Tra luglio 2021 e luglio 2026, gli occupati tra 50 e 64 anni sono aumentati del 18%; senza l’effetto demografico, la crescita sarebbe stata del 13%. Tra i 35-49enni, invece, gli occupati sono diminuiti del 3,6%, ma al netto della componente demografica sarebbero aumentati del 5,9%.
L’Istat segnala infine la crescita dei dipendenti permanenti e, nel 2026, una particolare accelerazione del lavoro autonomo, aumentato del 7,1% nel quinquennio.
