La leader socialdemocratica Magdalena Andersson (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Un Paese diviso a metà che, comunque vada, non sarà facile da governare. Le elezioni svedesi hanno registrato l’inattesa frenata dei Democratici Svedesi di Jimmie Akesson, partito di estrema destra fondato nel 1988 da un gruppo di neonazisti e oggi alleato di Giorgia Meloni a Strasburgo, e la vittoria di misura della coalizione di centrosinistra, che al momento può contare su tre seggi in più rispetto al centrodestra nel Riksdag, il Parlamento nazionale.
Uno scarto minimo che si riduce ulteriormente se si pensa che, stando così le cose, il centrosinistra avrebbe solo un seggio in più rispetto alla maggioranza assoluta. Basterà? La leader socialdemocratica Magdalena Andersson ha promesso che “la Svezia avrà un nuovo governo”. Ma solo mercoledì, quando arriveranno i risultati del voto degli svedesi all’estero e dei comuni ancora in ritardo a Stoccolma il quadro potrà essere chiaro.
I socialdemocratici nelle ore successive allo spoglio hanno subito indetto una riunione per valutare i prossimi passi. La coalizione guidata da Andersson è saldamente guidata dai socialdemocratici con il 28,1% (che rappresenta comunque un salto indietro rispetto al 30,3% del 2022), seguito dalla Sinistra con l’8,3%, dal Centro con il 7,1% e dai Verdi con il 6,1%. Mettere assieme il Partito del Centro – che in Europa siede tra i Liberali – e quello della Sinistra sarà tutt’altro che semplice per Andersson, e già nei giorni scorsi entrambi i partiti hanno manifestato più di una perplessità a riguardo.
La formazione di un governo potrebbe richiedere diverse settimane, se non addirittura mesi. Il segretario dei socialdemocratici, Tobias Baudin, ha comunque confermato di aver scambiato messaggi con esponenti degli altri partiti e, interpellato sulle possibili divergenze, ha dichiarato di essere “assolutamente convinto” che un’intesa verrà trovata con spirito di compromesso. “Noi socialdemocratici saremo sempre pronti ad assumerci le nostre responsabilità”, ha rincarato Andersson rivolgendosi ai militanti in una notte elettorale segnata comunque dall’entusiasmo.
Benny Andresson degli Abba suona Mamma Mia in onore della Andersson
Una notte con un ospite d’eccezione, Benny Andersson. Il compositore degli Abba si è messo al pianoforte è ha cominciato a suonare la celebre Mamma Mia, sostituendo le due parole con “Magdalena”, nome di battesimo della leader socialdemocratica. E anche in Europa la performance del centrosinistra non è passata certo inosservata. ”
Un forte segnale che le persone vogliono una politica fondata sulla solidarietà, l’uguaglianza e uno stato sociale forte. Una Svezia progressista è una buona notizia per tutta l’Europa. È tempo di tornare a essere leader”, ha sottolineato la leader dei Socialisti Ue Iratxe Garcia Perez.
Eppure, con il 94% dei voti scrutinati la differenza tra i due blocchi è solo di 28mila voti. E il premier uscente Ulf Kristersson non ha alcuna intenzione di proclamare la vittoria degli avversari prima di mercoledì. “La prendo con abbastanza serenità, poi farò qualche telefonata. Abbiamo un governo stabile, attualmente in carica, in grado di risolvere tutti i problemi che riscontiamo in questo momento”, ha sottolineato Kristersson che, già nel 2022, era stato dato erroneamente per sconfitto dagli exit poll.
Ultradestra anti-migranti perde tre punti percentuali
Il leader dei Moderati può comunque dirsi soddisfatto. Il suo partito è rimasto il primo all’interno del centrodestra, con il 19,9%, seguito al 17,5% dai Democratici Svedesi di Akesson. L’ultradestra anti-migranti, che i sondaggi davano in ascesa verso il governo, alla fine ha mancato l’atteso exploit, perdendo tre punti rispetto al 20,5% del 2022. È la prima volta che il partito arretra dal 2010. “È chiaro che abbiamo perso qualche punto percentuale. Ritengo comunque che in questa campagna elettorale siamo stati noi i vincitori”, ha detto Akesson provando a smorzare la delusione dei militanti.
Per alcuni a pesare potrebbe essere stato ‘il voto tattico’ riservato dagli elettori di centrodestra ai Liberali, il minore dei partiti della coalizione: rischiavano di non superare il 4% ma alla fine hanno raggiunto il 5,4%. L’onda nera, però, si è fermata in Scandinavia.
Chi è Magdalena Andrersson, la leader socialdemocratica rigorosa nelle politiche migratorie
Magdalena Andersson, classe 1967, è stata ministra dell’economia sotto il governo di Stefan Löfven, perseguendo politiche rigorose sui conti pubblici, per poi diventare leader del partito quando lui diede le sue dimissioni nel 2021. Il 21 novembre 2021 Andersson divenne la prima premier donna nella storia della Svezia, ma il suo primo mandato durò a malapena otto ore. I Socialdemocratici fecero il governo in coalizione con i Verdi che votarono contro la proposta di bilancio dell’esecutivo, una mossa che portò alle sue dimissioni. Quando le fu chiesto da un giornalista come ci si sentisse ad aver avutoil mandato da premier più breve della storia, rispose con tono ironico: “sono certa che ci sarà qualche storico che farà uno studio su questo”.
Figlia di docenti, nacque a Upsala, città universitaria a 40 minuti di treno a nord da Stoccolma. Da piccola faceva nuoto agonistico e divenne campionessa giovanile in Svezia. Ora invece fa un minimo di 10.000 passi al giorno. La disciplina e il pragmatismo sono elementi che la distinguono. Dopo aver fatto il liceo a Kattedralskola, a un passo dalla Cattedrale, decise di studiare economia spostandosi a Stoccolma, dove tuttora vive insieme al il marito, Richard Friberg, coetaneo ed economista dai capelli lunghi. Con lui ebbe due figli. “Ho pensato che fosse un buon modo per capire come si possa cambiare la società e ridurre le ingiustizie”, ha spiegato a proposito della scelta universitaria.
Nonostante il primo mandato di sole poche ore, ritornò alla guida di un governo di minoranza per circa un anno (tra il 2021 e il 2022) e assieme alla collega finlandese e socialdemocratica Sanna Marin ruppe sulla storica posizione di neutralità del paese, avviando assieme il processo di adesione alla Nato dei loro paesi. In passato i Socialdemocratici svedesi erano fortemente contrari ad aderire all’alleanza militare, preferendo la ‘terza via’, come auspicato dal premier Olof Palme.
Prima del voto Andersson ha lavorato per riportare il partito alle radici e nel discorso post-voto ha enfatizzato molto il contributo storico del movimento laburista sviluppato sia dal suo partito che dai sindacati, che “si battono per salvaguardare le condizioni di lavoro svedesi”.
Come la maggior parte dei partiti parlamentari, Andersson ha cambiato visione sulle politiche di migrazione dal 2015: “Nella politica svedese c’è un ampio consenso sul fatto che in futuro l’immigrazione debba essere limitata e che non dovremmo accogliere così tanti nuovi arrivati” ha dichiarato all’Ansa Ardalan Shekarabi, portavoce per le politiche del lavoro dei Socialdemocratici. “D’altro canto, c’è un conflitto sul fatto che coloro che sono qui debbano diventare parte di questa società o se si debba attuare una politica attiva di espulsione, cosa di cui abbiamo visto segni negli ultimi anni con i Democratici Svedesi” ha aggiunto, riferendosi alle politiche del governo conservatore uscente guidato da Ulf Kristersson e supportato esternamente dai nazionalisti.
