Matteo Salvini (foto Ansa)
L’incontro tra Matteo Salvini e una delegazione di imprenditori italiani che operano in Russia che si è tenuta lo scorso lunedì, si è trasformato in un assist che Mosca, all’indomani, ha convertito in un doppio affondo. “Testimonia l’incipit di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso”, la sintesi dell’ambasciatore in Italia, Alexei Paramonov, anche lui alla riunione, “ma è arrivato solo nel finale per un saluto”, hanno specificato dalla Lega. Salvini, a margine dell’incontro ha tenuto anche un’intervista con la corrispondente di Rossija 1, la tv di Stato russa, che è andata in onda ieri sera.
All’auspicio del vicepremier sulla ripresa di acquisto di gas russo a fine guerra il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha replicato che le esportazioni verso l’Europa occidentale riprenderanno se “saranno vantaggiose e se sarà possibile riservare i volumi di gas necessari”.
Le opposizioni hanno subito attaccato la posizione del vicepremier e anche all’interno della maggioranza di Governo il tema è stato subito gestito come uno di quelli scomodi. A Palazzo Chigi quanto alla Farnesina hanno preferito non commentare una vicenda accaduta in uno dei momenti di massima tensione fra Europa e Russia, e poche ore prima del drone abbattuto nei cieli lituani a ridosso della visita del ministro della Difesa Guido Crosetto.
Certo è che ad aprile, quando l’ad dell’Eni Claudio Descalzi disse che sarebbe stato necessario sospendere il bando che scatterà dal 2027 sui 20 miliardi di Gnl dalla Russia, Giorgia Meloni fu molto cauta. In ambienti di Governo, da una parte si è minimizzato parlando della “solita intemerata” di Salvini, da contestualizzare nel momento di difficoltà della sua leadership nella Lega. Ma dall’altro si è ammesso che l’episodio può creare difficoltà, perché espone a risposte come quelle russe, a cui è difficile rispondere.
Sempre nel Governo qualcuno potrebbe poi obiettare che il commercio con l’estero non è competenza del ministro delle Infrastrutture, ma il vicepremier a sua volta ha rivendicato di “lavorare per aiutare le imprese, ovunque esse investano”. E di aver risposto all’invito del presidente di Gim Unimpresa, Vittorio Torrembini, bissando un incontro svoltosi a luglio in videocollegamento con anche l’ambasciatore italiano a Mosca. Comunque, hanno assicurato i suoi, Salvini informa il governo di ciò che fa.
Tajani ha risposto ad una domanda sul ritorno al gas russo spiegando di essere “sempre più per l’autonomia energetica” e che “quando finirà il conflitto, ci auguriamo tutti che si potranno ripristinare relazioni normali, anche con la Federazione russa”. “Noi – ha aggiunto il ministro degli Esteri – non siamo in guerra con la Russia, però è importante che rispetti il diritto internazionale e rinunci all’invasione dell’Ucraina”.
A pungolare il leader leghista ci ha pensato invece Futuro nazionale. “Non si può – ha affermato Edoardo Ziello – essere ostili alla Federazione Russa nella veste di governo per poi presentarsi agli imprenditori come un loro paladino. Salvini sa che l’unico modo concreto per tutelare le nostre imprese e rilanciare i rapporti economici con la Russia è fermare le armi e revocare le sanzioni. Se non lo fa è la solita presa in giro in una cornice di incoerenza di cui ci ha abituato”.
“Le 350 imprese italiane che lavorano in Russia non vanno lasciate sole”
Salvini oggi è tornato sulla questione sollevata nelle scorse ore e in un’intervista al Sole 24 Ore ha spiegato che “ci sono 350 aziende italiane che continuano a operare in Russia, malgrado la guerra e le sanzioni. Sono aziende eroiche per le quali già essere ascoltate è importante”.
“Ho rappresentato alle autorità russe – ha aggiunto Salvini – che il Governo italiano è particolarmente attento alla loro sopravvivenza. Si tratta di aziende che portano fatturato in Italia operando in Russia. È mio dovere da vicepremier, se mi chiamano delle imprese, ascoltarle. Ci sono 100 aziende che hanno produzione diretta in Russia e altre 250 che fanno import-export. Nello specifico hanno problemi nelle transazioni e nei pagamenti internazionali, con le dogane, con le esportazioni, di tipo logistico, di trasferimento di capitali fuori dalla Federazione russa. E ultimamente – ha proseguito Salvini – c’è anche il rischio segnalato da qualcuno di subire contro-sanzioni russe con sequestri di asset e contenziosi. Nel 2013 l’interscambio commerciale Italia-Russia era di 30 miliardi, quest’anno si pensa di chiudere sotto gli 8 miliardi”.
“Come Italia possiamo opporci – ha continuato il vice premier -, e ne ho parlato già con il ministro Tajani, alla richiesta di alcuni Paesi di bloccare tutti i visti, compresi quelli turistici, in ingresso dalla Russia nell’Unione europea. Una opzione che aggraverebbe ulteriormente i problemi che già ci sono. Abbiamo ben chiaro chi ha aggredito e chi è stato aggredito, altrimenti non avremmo approvato tutti gli interventi umanitari, militari ed economici varati finora a favore della popolazione ucraina. Ma siamo a 4 anni e mezzo dall’inizio della guerra. È tempo che la diplomazia si sostituisca alle armi”.
“Siamo arrivati – ha concluso Salvini – al 21esimo pacchetto di sanzioni, che mi dicono ha avuto bisogno di 83 pagine di spiegazioni giuridiche. Ecco, possiamo almeno chiedere a Bruxelles meno complessità e meno burocrazia. Mi sembra sensato domandarsi se 21 pacchetti di sanzioni siano serviti a porre fine alla guerra”.
