Antifascismo, voto di scambio e legge elettorale (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Durante la Liberazione, un manipolo di partigiani andò a prelevare il medico condotto che era considerato fascista, per fucilarlo. Le donne del paese circondarono la casa: “il dottore, che si è dedicato per tanti anni ai nostri malati, non si tocca”. Il medico fece ancora nascere centinaia di bambini, salvò tante vite. Quale era il “popolo” più autentico, quelle donne oppure i partigiani che volevano una giustizia sommaria?
Con questa domanda, capisco di essermi messo in un bel ginepraio, di passare cioè per un revisionista che mette in discussione i Valori della Resistenza. Non è questa la mia intenzione, anzi. Voglio solo rilevare che In tutti i grandi drammi mondiali esistono eroi che cercano di aiutare il bisognoso, il debole e il perseguitato, senza chiedere compensi o medaglie, senza iscriversi in “gruppi elitari”. Un esempio di eroismo “sommerso” era quello degli italiani che nascondevano gli ebrei dalle retate nazifasciste e degli israeliani, di cui nessuno parla, che aiutano i bambini di Gaza senza terra e senza futuro.
Alcuni partigiani giustificavano le “ritorsioni” contro i civili, perché bisognava fare piazza pulita della vecchia classe dirigente o dei piccoli ras che avevano tolto dignità alle persone. Posso arrivare a capirlo. Applichiamo ora questo principio alla Cisgiordania. La politica dei “due popoli e due stati”, costituisce il cavallo di battaglia di tutte le Segreterie di Stato europee. Come potranno vivere “in contiguità” i palestinesi e i coloni israeliani? Secondo il principio della “legittima ritorsione”, l’unica soluzione possibile è l’eliminazione fisica dei contendenti, fino all’ultimo abitante.
Che una dittatura potesse trasformarsi in democrazia senza troppi traumi, lo dimostra il caso di Francisco Franco, che governò la Spagna dal 1939 al 1975, mantenne la neutralità nella Seconda guerra mondiale e restaurò la monarchia di Juan Carlos. Il socialista Pedro Sanchez giura fedeltà a una Dinastia insediata dal “franchismo”.
È corretto considerare responsabili dei delitti di un “regime” tutti i cittadini che non si sono ribellati per tempo? Si, a condizione di considerare responsabili tutti i russi che non si sono ribellati agli eccidi di Stalin e di Putin, tutti gli americani che non hanno impedito le guerre in Vietnam, tutti gli iraniani che non difendono le loro donne, tutti gli israeliani per la politica di Bibi.
La mancata risposta a questi interrogativi ha segnato un solco tra gli italiani, impedendo la nascita di una classe politica capace di amministrare sulla base di Valori condivisi. Il fascismo era durato vent’anni, la Prima Repubblica mezzo secolo, la Seconda sembra non finire mai. Gli interrogativi sono gli stessi e restano senza risposta.
L’antifascismo ha separato in due l’Italia, al punto che le vittoriose guerre risorgimentali, celebrate il 4 novembre, sono considerate di “destra” mentre la Liberazione del 25 aprile, che coincide con la sconfitta militare del paese, è considerata di “sinistra”. La Meloni continua ad essere discriminata da alcune formazioni politiche “dure e pure”, in quanto “erede” di Mussolini e forse per questo viene votata.
Il Valore fondante della Seconda Repubblica è la rivoluzione delle “procure”, i cui mitici “protagonisti” arrestavano prima del processo per reati economici comuni a tutti gli italiani, reati mai perseguiti durante la Prima Repubblica. Allo scopo di risanare l’etica elettorale, i “riformatori democratici” hanno concepito reati speciali, come il “voto di scambio”.
L’emblema del “voto di scambio” era Achille Lauro che ti dava la scarpa destra prima del voto e la sinistra dopo il risultato. Un semplice cittadino potrebbe osservare che il voto è segreto; come si può verificare se l’elettore ha mantenuto l’impegno preso con un ammiccamento? Nella pratica non è così: tutti i riceventi la scarpa destra avevano interesse a votare Lauro per ottenere la scarpa sinistra.
L’altro giorno ho sentito Trump promettere sul proprio onore, di versare cinque mila dollari a ciascun elettore in caso di vittoria dei Repubblicani nelle elezioni di “midterm”. Lauro è il geniale ispiratore del tycoon, con la differenza che il napoletano viveva in un paese di gente scalza, il secondo fa politica in una Nazione che detiene uno dei Pil più elevati al mondo. Inoltre, mentre Lauro pagava le scarpe di tasca propria, non si capisce dove Trump potrà trovare qualche trilione di dollari. Domanda: perché la più grande democrazia del mondo non prevede una legge che punisca con la galera gli organizzatori dei voti di scambio, a partire dal suo Presidente? Risposta: perché una legge del genere sarebbe contraria alla Costituzione americana, come sarebbe incostituzionale mettere un limite ai finanziamenti elettorali.
Gli italiani che vogliono scegliersi i parlamentari, dimenticano che le preferenze sono state eliminate con la legge Mattarella del 1993, all’inizio di Mani pulite. Esiste inoltre la legge 21 maggio 2019, n. 43 di matrice Conte/Salvini che prevede fino a dodici anni di reclusione per chiunque accetti la promessa di procurare voti, che arriva a diciotto anni se il promittente viene eletto. L’eliminazione delle preferenze era considerata “indispensabile” per combattere il voto di scambio ordinario e mafioso.
L’effetto pratico di questa norma è stato che qualunque individuo può denunciare pratiche di scambio elettorale per scatenare indagini di Polizia e Carabinieri che portano al commissariamento dell’Ente e che finiscono spesso senza condanne.
Le mafie esistono in ogni parte del mondo. La Yakuza trova lavoro, presta denaro, fa opera di giustizia e di beneficenza. Eppure, nel democratico Giappone, non esiste una legge penale sui voti di scambio. Le mafie e le camorre, nonostante il sacrificio di alcuni martiri che le hanno combattute a viso aperto, continuano a pretendere il pizzo. Molti negozi alimentari multietnici gestiti da indiani e pakistani sono di proprietà delle mafie che riducono in schiavitù questi figli della fame.
È mai esistito in Italia un partito che non abbia fatto ricorso al voto di scambio? Il consenso dei partiti della Prima Repubblica era fondato sui rapporti con le rispettive clientele. Quando la Lega Nord prometteva di far togliere le sanzioni europee per le quote latte degli agricoltori, esercitava un voto di scambio. Così ha fatto il movimento pentastellato con il reddito di cittadinanza e il bonus edilizio.
Il tratto caratteristico di tutte le democrazie è il voto di scambio con le categorie economiche, religiose ed etniche. L’ha ben capito la comunità islamica di Monfalcone, che pretende la moschea minacciando di bloccare l’attività di Fincantieri. Stiamo parlando dei luoghi di culto per ventimila fedeli, la stessa capienza della Basilica di San Pietro.
Una delle eredità negative della nostra costituzione è la mancata previsione di una legge elettorale. Il premio di maggioranza per la Camera, di origini fasciste, reintrodotto da De Gasperi e che il PCI definiva “Legge truffa” è stato rispolverato dal PD di Renzi nel 2015 con l’Italicum e mantenuto sotto diverse sigle da tutti i governi successivi. Il campo largo si ribella al premio di maggioranza proposto oggi dal centro-destra, considerandolo contrario ai Valori della Democrazia.
Accade peraltro che i Valori della Democrazia sono declinati in modo diverso da ciascuna formazione del campo largo e del centro destra. Nessuno capisce dove finisce l’idea e dove comincia l’azione o il ricatto. L’unica idea accomunante del popolo italiano è che la classe politica costa troppo e serve a poco.
