Il video dello show anti-immigrazione a Pontida, donne col burqa sul palco e il coro dei leghisti "levalo, levalo"
L’eurodeputata della Lega ed ex sindaca di Monfalcone, Anna Maria Cisint, è salita sul palco di Pontida insieme ad alcune ragazze coperte integralmente da un velo. Si tratta di esponenti del collettivo Nemesis, organizzazione politica francese femminista e di estrema destra.
I presenti hanno accolto le ragazze con il coro “Levalo, levalo” riferito al velo integrale. Subito dopo, le ragazze si sono tolte il velo e Cisint ha detto: “La minaccia è l’Islam radicale, noi non permetteremo mai di islamizzare casa nostra, mai”.
Salvini e il congresso straordinario per spiazzare i frondisti
Al di là di quanto accaduto sul palco di Pontida, la kermesse è stato un momento da resa dei conti con Matteo Salvini che ha convocato un congresso straordinario della Lega a ottobre con cui sfida i “nordisti” provando a uscire dalla stretta in cui lo tengono da mesi. La mossa a sorpresa, il segretario l’ha giocata negli ultimi minuti del suo intervento a Pontida e non l’ha condivisa con nessuno, hanno raccontato i fedelissimi e pure i frondisti.
Il segretario ha parlato per mezzora accolto da cinque minuti di applausi, bandiere sventolanti e striscioni per riaverlo al Viminale. Costretto a difendersi da critiche e consensi in picchiata, ha spiazzato tutti e gelato i ribelli: “Torno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò per alzata di mano”. Salvini ha dato una vera e propria sferzata al raduno più velenoso che il sacro pratone ricordi.
Segno anche che il pressing dei governatori ha colto nel segno, nel chiedere una svolta. A caldo Massimiliano Romeo, che guida la Lega lombarda e uno dei grilli parlanti che chiedono una Lega federale distinta tra nord centro e sud, ha abbozzato una risposta diplomatica parlando di “un’occasione di confronto”. Romeo ha insistito e punto ancora: chiamare il congresso è il “sintomo che c’è la necessità di rilanciare il partito e riguadagnare la fiducia degli elettori”. Gli altri ribelli – il governatore lombardo Attilio Fontana, quello friuliano Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti del Trentino -sono arrivati assieme e se ne sono andati in silenzio.
Quello che è trapelato è che ora bisogna riflettere. La novità di Salvini va digerita e vanno individuate le contromosse. Tra i dissidenti, mai era emersa la richiesta specifica di un congresso. E non a caso, ha rilevato qualcuno di loro a microfoni spenti. Se si andasse verso un congresso elettivo, il leader sa di avere a disposizione un tesoretto di “suoi” delegati molto alto, per cui ogni nome alternativo avrebbe vita difficile.
Intanto il timing è cambiato. Dopo mesi di tavoli con i territori, direttivi infuocati e colloqui ristretti, Salvini ora si è messo a correre dettando lui i tempi. Oggi alle 15 si riunirà e il consiglio federale e lì si deciderà che tipo di congresso sarà, se elettivo o programmatico. Cioè se ci sarà spazio per qualche ritocco allo statuto come nell’ultimo congresso del 2025 (riuscendo magari a far passare le istanze sulla Lega a tre teste) o solo la conferma del segretario.
I cori “Matteo, Matteo” e quelli “Romeo, Romeo”
Il raduno delle tensioni era cominciato in mattinata con l’impegno alla tregua da parte dei frondisti. Il dissenso non è però mancato e si è fatto sentire con i cori “Matteo Matteo” urlati dai salviniani mentre parlava Romeo, e in contemporanea i nordisti che hanno “Romeo Romeo”. Per pochi secondi sono volati insulti tra le due tifoserie in un derby mai visto sul pratone, ha raccontato la vecchia guardia.
In mattinata però l’aria era da festa. Il prato è in formato ridotto rispetto al passato, più estesi gli stand con i casoncelli bergamaschi a 7 euro, i gazebo con le magliette pro Matteo o con gli slogan anti immigrazione. Presente anche uno striscione vecchio stile “Secessione e non un ponte in Meridione”. Ma gli animi si sono scaldati con Romeo prima e Attilio Fontana poi. L’intervento del governatore lombardo è stato il più duro: “Mi criticano per cose che non avrei dovuto dire ma andavano dette, per difendere la Lombardia. Quando sento i discorsi centralisti non sto zitto, io sono nato federalista e voglio il federalismo”. Non tutti però hanno gradito ed è volato qualche fischio.
Più morbido l’ex Doge veneto, Luca Zaia, quando ha ricordato: “Noi siamo per l’autonomia, la Lega esiste per l’autonomia e il federalismo” prendendosi gli applausi. Poi Zaia ha ammonito: “Noi non siamo né di destra né di sinistra”. Poco dopo Giancarlo Giorgetti ha provato a stemperare: “I nemici non sono dentro la Lega ma fuori e non si vedono” mentre Roberto Calderoli se l’è presa con chi “applaude Bossi qui mentre ieri a ricordarlo eravamo in quattro”. Il Senatur è “il capo” che mette ancora d’accordo tutti. Ma l’omaggio con le foto storiche e la targa col suo nome accanto al pratone non sono bastate a riportare la pace. Salvini ci ha provato dal palco ribadendo: “Si vince uniti e la Lega è e sarà più unità che mai”, perché “io non voglio divisioni ma compattezza”.
Ha poi lisciato i militanti dicendo che “la Lega è il suo popolo non le singole persone” mentre ha incalzato gli alleati solo su due passaggi: sull’operazione “Strade sicure” (perché i militari per strada diventino “subito” 10 mila) e sulla prossima Manovra, promettendo battaglia su pensioni e flat tax. Ma è sul finale che ha sparigliato con la mossa del congresso. Senza più peli sulla lingua: “La prima voce fuori posto – ha avvisato – non farà un torto a me, ma danneggia la voce dei militanti in tutta Italia, perché così facciamo solo un favore alla sinistra”.
