Lattuga, e se smettessimo di mangiarla? Contaminazioni, sprechi e dubbi sul valore nutrizionale (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La lattuga è da sempre considerata uno degli alimenti simbolo di una dieta leggera e salutare: poche calorie, molta acqua, fibre e vitamine. Ma una recente analisi della columnist del Washington Post Tamar Haspel mette in discussione questa convinzione, partendo da una domanda provocatoria: e se smettessimo di mangiarla?
Al centro del ragionamento c’è anche la Cyclospora cayetanensis, un parassita che può contaminare acqua e alimenti. Nel 2026, negli Stati Uniti, un focolaio legato alla lattuga iceberg ha provocato 12.883 casi accertati, 570 ricoveri e due decessi in 21 Stati.
Secondo Haspel, le verdure a foglia presentano inoltre una particolare vulnerabilità perché vengono consumate crude e quindi non sottoposte alla cottura, che può eliminare numerosi agenti patogeni.
Poche calorie, ma anche pochi nutrienti
Un altro elemento analizzato riguarda il valore nutrizionale. La lattuga è composta per circa il 95% da acqua e, nella quantità mediamente consumata negli Stati Uniti, fornisce soltanto piccole quantità di fibre, vitamine e minerali.
Haspel la confronta con i broccoli, che contengono circa il 90% di acqua ma, considerando la parte restante, offrono una maggiore densità nutrizionale. Questo non significa che la lattuga sia priva di benefici: consumandone quantità maggiori, il suo apporto può diventare significativo.
La giornalista sottolinea inoltre il cosiddetto “effetto insalata”: la presenza della lattuga può far sembrare salutare un piatto che contiene poi salse, formaggi, crostini o condimenti molto calorici. Al contrario, aggiungendo legumi e altre verdure, l’insalata può diventare un pasto nutrizionalmente completo anche senza lattuga.
Sprechi e impatto ambientale
Il terzo aspetto riguarda lo spreco. Secondo le stime citate dal Washington Post, negli Stati Uniti ogni anno vengono consumate circa 1,36 milioni di tonnellate di lattuga e una quantità analoga finisce sprecata.
La lattuga è infatti molto deperibile: deve essere coltivata, raccolta, refrigerata, trasportata e conservata, nonostante sia composta quasi interamente da acqua.
Secondo una stima di CarbonCloud riportata nell’analisi, la sua produzione genera circa 0,56 chilogrammi di CO₂ per ogni chilogrammo di prodotto. Considerando consumo e sprechi, l’impatto complessivo diventa significativo.
La provocazione di Haspel, però, non arriva a chiedere di eliminare la lattuga. La stessa giornalista ammette di continuare a mangiarla. Il punto, piuttosto, è interrogarsi sul rapporto tra valore nutrizionale, risorse utilizzate, sprechi e impatto ambientale di un alimento che consideriamo quasi automaticamente salutare.
