Tumore al seno, informazioni soddisfacenti solo per 4 donne su 10 (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Solo il 40% delle donne italiane che vivono con un tumore al seno si sente pienamente informato sulla malattia e appena la metà afferma di conoscere dettagliatamente i benefici delle terapie e gli effetti collaterali dei trattamenti. Empatia e ascolto restano fragili nel percorso di cura: l’oncologo è percepito come competente e disponibile, ma solo il 17% lo definisce empatico o chiaro; il 20% lo percepisce sbrigativo. Il supporto è soprattutto familiare: per 7 pazienti su 10 la famiglia e il partner rappresentano i principali punti di riferimento. Questi i dati principali che emergono da una survey condotta su 168 pazienti con tumore al seno, realizzata da Iqvia Italia e promossa da Europa Donna Italia. L’indagine è stata presentata in anteprima durante il corso di formazione universitario ‘Laudato Medico Young – Comunicare è curare’, rivolto a medici under 40 sul tema della comunicazione medico-paziente.
Dalla survey, diretta da Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile Centro studi Iqvia, emerge come in tutte le fasi della patologia e delle cure solo il 60% delle pazienti è soddisfatto della comunicazione con il proprio medico. La mancanza di indicazioni e di supporto pratico riguardano soprattutto aspetti legati alla quotidianità durante la cura ritenuti importanti, come la sessualità, l’alimentazione, il benessere psicologico, la gestione degli effetti collaterali nel quotidiano. I dati evidenziano che le donne si fidano dei medici, ma nei momenti che contano si sentono sole. Una paziente su tre chiede maggiore empatia e un linguaggio più chiaro e accessibile, il 24% una migliore presa in carico emotiva e psicologica e il 21% più informazioni sulle opzioni di cura, mentre il 16% vorrebbe più tempo durante le visite e una comunicazione meno sbrigativa.
“Paura, smarrimento, timore della recidiva e preoccupazioni legate alla vita quotidiana possono rimanere sullo sfondo della visita”, osserva Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Istituto europeo di oncologia e del dipartimento di oncologia ed onco-ematologia dell’Università di Milano. “Compito del medico – aggiunge – è quindi anche creare uno spazio in cui questi bisogni possano emergere. Per questo è necessario sviluppare competenze relazionali”.
