Il premier moldavo Vasile Tofan
Sul percorso di adesione Ue a una possibile roadmap o disaccopiamento dal percorso dell’Ucraina, “la nostra ambizione è quella di aprire tutti e sei i capitoli negoziali entro la fine dell’anno, il che significa aprire altri quattro capitoli”. A dirlo all’Ansa è il primo ministro della Moldavia, Vasile Tofan, a margine della Moldova Business Week a Chisinau. Il premier è stato intervistato sul palco da Tim Judah de The Economist. “Per quanto riguarda i compiti che ci spettano, eravamo pronti già da dopo il rapporto del novembre 2024; siamo dunque pronti da tempo, e ritengo che ciò non farà che rafforzare la convinzione della necessità di aprire tutti i capitoli”. Per Tofan, “è una valutazione basata sul merito ma vogliamo finalizzare l’intera trattativa entro il 2028”.
Francia e Paesi Bassi contrari ad un allargamento della Ue
La Francia e i Paesi Bassi sono storicamente considerati tra i paesi membri più scettici e cauti riguardo alle tempistiche di un ulteriore allargamento dell’Ue e quindi potrebbero opporsi. In Francia, i nuovi trattati di adesione di Paesi attualmente extra Ue devono essere approvati o via referendum o con la maggioranza dei 3/5 del Parlamento. Sta scritto sulla Costituzione.
Il premier moldavo è ovviamente a conoscenza di quello che potrebbe essere un serio problema. Per questa ragione ha spiegato: “Noi ci concentriamo su ciò che possiamo controllare. Possiamo decidere quanto essere pronti a firmare il trattato di adesione, e siamo determinati a farci trovare pronti per la firma entro il 2028. Non possiamo controllare le dinamiche interne all’Ue, ma possiamo gestire il lavoro che spetta a noi, e credo che finora lo abbiamo svolto bene”.
Tofan ha proseguito: “Capisco che spetti a noi lanciare un’offensiva di diplomazia e persuasione, anche in Francia e nei Paesi Bassi, i Paesi più euroscettici. Saremmo uno dei pochi paesi francofoni, tra quelli in fase di pre-adesione, a entrare nell’Unione Europea. Siamo un paese in cui si impara e si parla il francese”.
Quanto alla proposta di “unificazione con la Romania, è un tema troppo importante per essere relegato al rango di piano B. Credo che spetti al popolo moldavo decidere. Al momento non c’è una maggioranza a favore di questa opzione. Se la situazione dovesse cambiare, cambierà anche la nostra posizione”.
Il problema della Transnistria
In Moldavia c’è un problema legato alla Transnistria, una striscia di territorio moldavo autoproclamatasi indipendente dal 1990. Qui la Russia mantiene circa 1.500 soldati stanziati in Transnistria con funzioni di “peacekeeping” e a guardia del mega-deposito di munizioni di Cobasna. Il governo moldavo e la comunità internazionale considerano tuttavia questa presenza come un’occupazione illegale. Come verrebbe risolto il problema di questa striscia di terra in caso di adesione all’Unione Europea?
Sulla situazione in Transnistria, Vasile Tofan ha spiegato: “Credo che per la prima volta stiano davvero avvenendo dei cambiamenti. Avvengono gradualmente, ed è proprio ciò che vogliamo: non vogliamo forzare la mano”.
Se ci sono discussioni in corso con le autorità della Transnistria? “Esistono dei contatti, ma noi non riconosciamo quel regime. Ecco perché, a livello istituzionale non c’è alcun contatto diretto. Tuttavia, manteniamo dei canali di comunicazione tramite il nostro Ministro per la Reintegrazione” ha aggiunto il primo ministro che ha detto ancora: “Il 1 settembre abbiamo introdotto la tassazione su una serie di merci provenienti dalla regione della Transnistria. A partire dal 1 gennaio, estenderemo il provvedimento a tutte le merci. Il gettito di queste imposte confluisce in quello che chiamiamo ‘fondo di reintegrazione’, destinato in realtà all’erogazione di servizi per la popolazione di quell’area. Un altro esempio: l’anno scorso avevamo circa 4.000 persone al giorno che si spostavano dalla riva sinistra (del fiume Nistro) a quella destra per lavoro. Quest’anno la cifra è decuplicata: abbiamo circa 44.000 persone che viaggiano quotidianamente per venire a lavorare qui. È anche per questo motivo, tra l’altro, che si sente parlare sempre più spesso di istruzione in lingua russa”, ha spiegato.
Basil ha concluso: “Credo fermamente che, in ultima analisi, si tratti di integrazione economica; è esattamente ciò che stiamo perseguendo con la nostra politica fiscale ed è ciò che sta accadendo realmente, dato che l’economia di quell’area sta collassando e le persone sono costrette a cercare lavoro qui”.
