L’Europa si prepara al voto mentre la politica italiana naviga a vista (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Un sostantivo di quattro sillabe conquista da oggi la politica italiana: elezioni. Al plurale. In Spagna, Pedro Sanchez viene sonoramente battuto in parlamento sul problema delle case popolari ed ora è lui che dovrà comprarsene una se gli spagnoli gli volteranno le spalle. Si voterà il 29 novembre ed i sondaggi non gli sono favorevoli. Prevedono che a vincere saranno i popolari che governeranno il Paese insieme con la destra. Il premier, però, non si dà per vinto. Ritiene che con il voto, il suo esecutivo diventerà più forte e porterà a casa tutti gli obiettivi promessi in campagna elettorale. In Italia la sinistra (che lo ha sempre definito un esempio e un idolo) definisce la scelta di Pedro “una sfida”; la destra parla, invece, di capitombolo e di disfatta.
Francia e Italia, la tensione cresce
In Francia, la situazione è molto difficile perchè gli studenti hanno invaso le piazze contestando Macron per aver tolto gli incentivi alla scuola. In questo caso, le elezioni non saranno così vicine, ma nel 2027 i francesi andranno alle urne e puniranno il presidente che da tempo ha perso l’affetto della gente. L’Europa si infiamma, dunque, e anche in Italia quel sostantivo di quattro sillabe torna ad essere di moda. Il nodo è la nuova legge elettorale che entro giovedì dovrebbe avere il suo placet dal Parlamento. Il voto sarà segreto e come in diverse altre circostanze il pericolo si nasconde dietro l’angolo. I franchi tiratori sono sul piede di guerra e potrebbero esprimersi contro colpendo con un sinistro al volto l’avversario che non avrebbe altra scelta. Giorgia Meloni dovrebbe recarsi al Colle e dimettersi aprendo una crisi di non facile soluzione.
Le possibili elezioni anticipate in Italia
Le urne si apriranno pure in Italia? Nel caso di una clamorosa sconfitta certamente si. Nasce l’incognita del quando: l’opposizione le vorrebbe subito perchè dopo quattro anni di guai il governo se ne deve andare a casa il più presto possibile. A destra, si mostra più prudenza, ma le elezioni non potranno essere rimandate all’infinito. A primavera? Forse. A maggio o giugno insieme con le amministrative per organizzare una “election day”? Pur non prendendo una posizione ufficiale il Quirinale non disdegnerebbe una simile soluzione se non altro per risparmiare denaro oltremodo importante in un momento del genere. Le date? Il 30 maggio o il 6 giugno, ma sono soltanto previsioni.
Il “Frente amplio” e il campo largo
Pensate un pò: “similia similibus” sostenevano i nostri padri latini e a distanza di molti secoli, ecco apparire in Spagna una nuova alleanza (per la verità ancora non ufficiale) che dovrebbe chiamarsi “Frente amplio”, cioè campo largo. Meno litigioso di quello italico? Chissà? Potrebbe darsi che a Madrid come a Barcellona si scelga una strada più razionale per dare al Paese un governo più stabile di quello di Pedro Sanchez.
Schlein, Gualtieri e la sfida alla Meloni
Tornando in un campo più concreto, quali sono gli orientamenti politici dopo gli schiaffi volati durante il weekend? La Schlein è convinta che il campo largo alla fine nascerà e non avrà bisogno di nessun federatore. D’accordo, ma chi sarà il candidato premier che dovrà vedersela con la Meloni il giorno delle elezioni politiche? Il nodo è tutt’altro che sciolto, tanto è vero che non è da escludersi il voto in ottobre alla scadenza elettorale della legislatura. Continuano comunque a circolare i nomi dei probabili federatori. Alla già lunga schiera si è aggiunto il nome di Roberto Gualtieri che ha risposto con un sorriso alle domande dei giornalisti. “Io amo troppo Roma” e non ha aggiunto altro.
La legge elettorale e la “pagliacciata” della FIGC
Quali novità ci offrirà questa lunghissima campagna elettorale che potrebbe accorciarsi molto se la nuova legge elettorale verrà respinta dalla Camera? Impossibile fare previsioni perchè eliminato il “politically correct” può succedere tutto e il contrario di tutto. Potranno andare in scena anche le farse. Ieri abbiamo assistito increduli ad una sceneggiata che potremo definire storica: Alla FIGC, la federazione del calcio, è accaduto che il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio (il quale aveva chiesto le dimissioni di Malagò) riteneva che il buon Giovanni non poteva occupare quella carica perchè non iscritto alla Figc. Si doveva nominare un commissario. Sapete come è finita nella giornata di ierii? Dopo essersi iscritto al vertice della federazione calcio, Malagò è stato eletto a grande maggioranza “commissario”. Poi, fra qualche settimana, diventerà di nuovo presidente della Figc. Come altro la possiamo definire questa pagliacciata?
